Rimasi scioccato quando, alla fine degli anni settanta visitai Londra. A stupirmi era la grande abbondanza di persone di colore che giravano per la città, cosa per me allora del tutto insolita, ma che le mie flebili conoscenze scolastiche potevano giustificare: un grande impero coloniale è logico abbia molti “sudditi” che raggiungono la capitale, dalla porta da cui si entra, spesso c’è chi esce…
Lustri dopo visitai Parigi, ed anche in quel caso notai che molti erano i magrebini che si muovevano nella capitale francese e non nascondo che riuscii a rimanere sorpreso anche quando, siamo nell’estate del 89, allorquando stavo facendo gelati in Germania, una partita di coppa europea venne giocata da una squadra turca proprio in territorio teutonico. Il mio titolare mi spiegò che essendo stato squalificato il campo della squadra asiatica, avevano scelto di giocare nella città tedesca perché era la terza concentrazione di turchi al mondo.
Come dire, anche in Germania, ma la cosa non deve stupire, ero li anch’io spinto da quelle motivazioni, numerosi sono gli stranieri che vi ci lavorano. Che centra Madrid, si chiederà il lettore?
Centra perchè tutto il mio vissuto che ho cercato di presentare nelle righe sopra, e l’attualità che vede Treviso invasa da persone di colore, dell'est europa, magrebine e non ultime le persone di fede islamica riconoscibili se donne dal famoso velo (rif. 1) , mi aspettavo di incontrarli anche a Madrid, che fu un impero coloniale al pari di quelli sopra citati e che come posizione è ai piedi del Mediterraneo, forse anche più vicina all’Africa di quanto non sia l’Italia, oggi presa di mira dai famosi barconi e barchini, gommoni e ONG.
Misteriosamente nelle mie cinque giornate madrilene non ho visto praticamente nessun nordafricano, non ho visto persone di colore e non ho rilevato praticamente nessuna donna con il velo in testa. Zero non è il numero corretto, ma devo dire che la percentuale di queste etnie è talmente risicata da, questa sì, essere dello 0,qualcosa per cento. Insomma, gli extracomunitari presentiin Italia io non li ho visti (qualche domenicano e qualche andino, quelli si li ho rinvenuti, sempre poca cosa, comunque).
Tanto più che per cinque giorni mi sono mosso in metropolitana, dove di persone ne ho viste a migliaia, ogni giorno e per l’esperienza trevigiana è proprio nei mezzi pubblici che gli extracomunitari si rilevano in maggior concentrazione. Di qui la domanda, ma se ci sono migranti che dall’Africa e dall’Asia arrivano in Italia spinti da motivazioni economiche e/o belliche, com’è che non approdano in Spagna?
Quale sorta di calamita ha la nostra nazione che la Spagna pare non avere? O, se si preferisce, quale deterrente ha la penisola iberica che lo stivale di Garibaldi pare non avere?
Una risposta a questa singolare constatazione, devo riconoscere non ce l’ho, anche se ritengo il fatto degno di rilievo e di riflessione. Ultima annotazione, se c’è una “razza” molto presente a Madrid, questa è quella dei giapponesi, estremamente numerosi, chiaramente non per ragioni lavorative ma spinti da motivazioni turistiche. La cosa mi ricorda un articolo scritto recentemente (rif. 2 ) dove Fabio Dragoni faceva notare che il paese con uno dei maggiori deficit pubblici al mondo, il Giappone appunto, vedeva i propri cittadini felicemente girovagare ovunque. La ricchezza di un popolo passa per il deficit del proprio bilancio statale, in perfetta antitesi a quanto si vuol far credere ultimamente alle nostre latitudini.
Mirco Venzo, Treviso 11/10/2019 #qzone.it
Foto scattata a Madrid nel viaggio di cui l'articolo.
