Se si osservano i pochi cartelloni pubblicitari presenti in Agadir, si nota come le immagini presentate siano ben diverse dalle figure che camminano per la strada. I protagonisti han spesso carnagione bianchiccia, mentre qui il colore della pelle è tendenzialmente bruna, ma l'aspetto più interessante riguarda la donna, spesso presentata con i capelli al vento, volto scoperto e, manco a dirlo, sorridente. Una figura decisamente “occidentale”, se mi si passa l'aspetto intuitivo di questo termine. Lo stereotipo della donna nella pubblicità che mi aspetterei di ritrovare anche per le vie della città, non la vedo passeggiare attorno a me, non l'ho trovata nel souk e non la vedo nei caffè. Qui le donne marocchine, salvo rarissime eccezioni, hanno un velo a coprire il loro capo (hiyab) e nella più libertaria delle ipotesi (capelli al vento manco a parlarne), indossano blue jeans. Molto più spesso invece le donne locali le vedi in tunica tradizionale (chador), spesso colorata qualcuna completamente nera (niqab) a denotare la radicalizzazione del suo essere e non mancano neppure i volti totalmente oscurati dai burqua.
Via via che ci si sposta sempre più verso una donna “tradizionale” come comprendete dalla descrizione, ci allontaniamo sempre più dal modello spinto dalla pubblicità. I sorrisi aperti e gli occhi ammiccanti sono elementi da evitare in pubblico. Paradossalmente è più facile cogliere degli sguardi maliziosi che ti puntano da dietro un velo coprente il volto (niqab) piuttosto che sulle persone che ne sono prive, ed è proprio sotto quel velo che può celarsi un simpatico quanto misterioso sorriso. Questo è quanto la vita reale propone qui ad Agadir. La domanda è: possono convivere questi differenti modelli culturali l'uno accanto all'altro, quello della pubblicità e quello tradizionale? Chi è stato a Marrakech mi conferma che donne col niqad camminino e dialogano tranquillamente con chi indossa minigonna o pantalone attillato senza attirare alcuna attenzione dagli astanti. Parlando con le persone di qui scopro invece che le cose non vanno esattamente in questa direzione, sopratutto i turisti russi non son ben visti proprio per la loro condotta troppo disinvolta nei confronti dell'alcool e l'abbigliamento succinto delle donne. Tale atteggiamento quindi è tollerato, ma non approvato. Sia chiaro, le russe non fan nulla di eccessivo ai miei occhi, ma già una scollatura qui è vista con disappunto. Siamo sempre nello stesso tema, un corpo avvenente induce in tentazione. Si apre quindi a mio avviso un primo punto di rottura che al momento tiene, ma non so per quanto, ovvero quanto la tradizione resisterà alla modernità.
Finisce qui la cosa? Purtroppo no, perché queste donne “occidentali” delle pubblicità predicano un modello di consumo che cozza con i redditi della maggioranza dei locali. Il problema quindi non è solo culturale, ma diventa economico. Ancora una volta sono a mio avviso soprattutto le donne ad essere maggiormente penalizzate in questo confronto. D'altro canto va scritto che il modello di consumo proposto dalle pubblicità già oggi è abbracciato dalla fascia benestante della popolazione, quella che fa da guida ai gusti del Paese. Mi aspetto quindi che prima o poi questo trend voglia esser seguito anche dalla massa. A conferma di quanto affermato vedo che brand quali Audi, Mercedes, Armani piuttosto che Zara o Geox (giusto per citarne qualcuno a caso) sono nella quotidianità della classe abbiente locale. Non so come siano riusciti a gestire gli strappi che separano la ragazza con il velo dalla donna emancipata, ma se a queste divergenze si aggiunge il modello consumista della donna (o uomo) alla moda che veste di qualità, fa palestra, è ecologista, e usa l'Iphone, allora la cosa pare a me insostenibile e lo strappo non potrà che creare rotture importanti. Come può la persona che guadagna 2250 dirham (225 euro) al mese permettersi gli oggetti dello status simbol? Nel 1960 la faglia su cui poggiava Agadir si spostò e fece tremare la città per 15 interminabili secondi, il risultato fu che la città venne rasa al suolo con migliaia di morti ora tutti sepolti sotto la montagna. Credo un ulteriore scossa possa arrivare ma non di tipo tellurico. I due riferimenti culturali, quello tradizionale e quello consumistico sono incompatibili, uno spinge in una direzione e l'altro tira dalla parte opposta. La donna, più di altre cose, sarà centro nevralgico di questo delicato equilibrio.
Mirco Venzo, Agadir, 16/06/2016
Foto Franco Dal Col
