Quando JPV mi raccontò del suo breve matrimonio, era affranto. Si era innamorato di quella negretta che evidentemente gli aveva dato delle emozioni fisiche di primo livello, ma all'epoca del racconto la ragazza era ormai investita di odio misto a rabbia. Il seguito della storia lascia supporre che lei provasse gli stessi sentimenti nei confronti dell’europeo. La prima morale che colgo da questa storia è che i soldi possono comperare un corpo, ma non una relazione. Il legame che tiene salda una coppia è qualcosa di complicato, è una comunione di intenti, uno spalleggiarsi l’un con l’altro nelle difficoltà… un progetto di vita condivisa, non solo emozioni fisiche che pur entusiasmanti, al termine della performance finiscono.
Intuii che questa comunione di intenti mai fu messa sul tavolo. Infatti, quella relazione alle prime difficoltà si sciolse come neve al sole. Assodato questo punto che dà valore all'aspetto romantico, ritengo che in questa vicenda le “cose” economiche nei due protagonisti non vadano sottovalutate: se escono dalla porta, in un certo qual modo, rientrano dalla finestra. E’ innegabile che il mio amico fosse riuscito a farsi “amare” solo grazie all'immagine di uomo “occidentale”, agli occhi di una giovane del terzo mondo la sua immagine di un uomo ricco fu determinante. La ragazza di Mombasa se ne infischiava delle immense doti umane e intellettuali del suo compagno, e non erano queste le caratteristica che la spinsero a trasferirsi in un altro continente. Lei andò in Olanda perché era convinta di vivere nell'opulenza.
La seconda lezione che appresi da questo racconto è come l’idea di occidente e occidentale sia confusa agli occhi di chi vive fuori dalle nostre aree geografiche, un’idea molto distorta dove l’immaginazione modifica di molto la realtà. Nonostante i molti mezzi d’informazione di cui disponiamo, vedi televisioni ed internet, la confusione regna sovrana. Ed anzi proprio i mass media, nel nostro caso la televisione attraverso i telefilm Dallas e Dynasty contribuiscono a creare un’idea deviata della realtà. Dirò di più, riflettendoci, probabilmente sono proprio i mezzi d’informazione a invogliare molti immigrati a rischiare la propria vita salendo sui famosi barconi per raggiungere le nostre coste. Ma senza ipotizzare cosa diffondono all'estero, anche qui nel nostro paese constato che con forza, vedi articolo dell’11 settembre rintracciabile qui ( http://www.qzone.it/... attentato-alla-nostra-civilta ), i mass media spostano l’attenzione su situazioni inverosimili, tralasciando le questioni fondamentali. Se il benessere materiale era diffuso in Europa dipendeva, oltre che dal lavoro degli europei, anche e soprattutto dalle battaglie che i lavoratori avevano posto in essere, rischiando la propria incolumità, per dar dignità al lavoro rivestendolo di diritti. Quei diritti che in nome dell'inesistente “dio mercato” oggi vengono cancellati (rif. 1 e 2), vedi riforma del Job Acts, presentata come un successo, o la riforma costituzionale che vedrà a breve gli italiani al voto. Riforma che accentra il potere su chi ci governa, togliendolo per contro a noi elettori che perdiamo addirittura la possibilità di decidere chi andrà a legiferare in Senato.
Ci viene venduta questa cosa come un “taglio” per ridurre i costi, mentre di fatto è un taglio alla possibilità di scegliere chi deve legiferarci. Vedansi le riforme delle provincie che oggi non sono più oggetto di votazione ma che seguitano ad esistere. Il caos impera, benedetto e favorito dai mezzi di informazione che più che informare, per l’appunto, confondono, proprio com'è avvenuto per la ragazza di colore. Il lettore potrebbe interrogarsi, ma com'è che invece di parlare solo della relazione amorosa questo blogger si dilunga a parlare di elementi esterni alla coppia, si parla di ideologie e di mezzi d’informazione, di diritti e di leggi… tutte cose astratte. La fine del racconto forse darà una risposta a chi s’è posto questa domanda. Avevamo lasciato JPV intriso di rancore, ma andiamo ora a immaginare la fine della sua compagna che non essendo più accoppiata con un cittadino olandese aveva un limitato numero di mesi, tre mi par di ricordare,di permesso per soggiornare in Olanda (è una legge che sanciva ciò, le leggi piaccia o non piaccia, pesano nelle nostre società su ciascun individuo, e anche per la ragazza keniota fu così). La prima opzione era che ritornasse in Africa, posto che due problemi si prospettavano cavalcando questa ipotesi. Il primo problema era il costo del biglietto del viaggio: chi l’avrebbe sopportato? Il secondo era legato a come sarebbe stata accolta dalla famiglia d’origine. Era partita come signorina e aveva abbandonato il marito, cosa considerata deprecabile e disonorevole dalle tradizioni della sua terra. Non solo, avrebbe dovuto tornare a mettersi sul “mercato” di chi vuole sposarsi con un matrimonio fallito alle spalle, per di più posto in essere con uno straniero. Quanto di peggio ci potesse essere per chi si propone come “moglie” agli occhi di un keniano. L’alternativa era rimanere in Olanda trovando un lavoro.
Mi spiace che chi disdegna i temi economici e gli argomenti legati al lavoro mi veda ritornare su questo aspetto che di romantico ha molto poco… ma la nostra protagonista ogni giorno doveva mangiare, e il suo amato le diede una simpatica pedata nel ben tornito didietro, così che il lettore comprende come questo verbo, lavorare, è l’unica opzione che riesco immaginare per risolvere la fastidiosa abitudine che ogni essere umano ha: mangiare. Orbene tutti d’accordo sul fatto che la ragazza avrebbe dovuto trovarsi un lavoro. Sì, ma quale? La sua conoscenza delle lingue era a dir poco approssimativa, le sue professionalità inesistenti. Giocando di fantasia un lavoro nella città delle donne in vetrina lo si può immaginare. Aveva delle curve sinuose e sode? Questo fatto non sarebbe passato inosservato dagli operatori del settore che facilmente le avranno offerto un “ufficio” dove al posto della scrivania c’era un letto, al posto della targhetta con il nome c’era una lampadina rossa, al posto della porta una tenda, e dove si poteva risparmiare sull'abbigliamento: bastava della raffinata lingerie e l’abito da lavoro era bell'e pronto! Questa ragazza partita dal Kenya sorridente e infarcita di belle speranze, immagino al momento di queste scelte avesse una visione delle cose e del suo ex amato molto differente dal momento dell'imbarco. Non so se fosse più l’odio che JPV riversasse sulla consorte o se fosse vero il contrario.
Certo è, terza lezione, che l’odio pare non porta nulla di buono a nessuno, la fine di JPV pare confermarlo: in uno dei suoi viaggi extra continentali contrasse una malattia incurabile che lo portò alla pace eterna in breve tempo, qualche anno dopo questa pseudo storia d’amore. Ritorniamo a investigare sugli insegnamenti di questa storia, forse l’unica cosa positiva di tutta la vicenda. Il racconto mi pone interrogativi anche circa i sussidi di disoccupazione. JPV li usava per vivere, senza lavorare, e questo non mi è sembrato alla fine del racconto un elemento positivo. Nulla di sorprendente, anche molti pensionati italiani stanno facendo lo stesso, come la mia esperienza in Repubblica Domenicana m’insegna, ma mentre per i pensionati la cosa regge, per chi è giovane il fatto mi suona stonato. La soluzione è scritta nella Carta Costituzionale che si vuol modificare: ogni cittadino DEVE avere un lavoro DEGNAMENTE retribuito. Questo è il fulcro della nostra civiltà, della così detta civiltà occidentale e forse tutta questa storia lo sta a ribadire. Il secondo insegnamento che mi lascia JPV è che bisogna lottare per le proprie idee. Lui rischiando le manganellate contribuì, assieme ad altri combattenti, a rallentare il sorgere delle centrali nucleari in Europa, e la cosa avveniva prima di Černobyl'. Figura ricca di controsensi quella del mio amico JPV, ma è una delle ragioni per cui io scrivo su qzone, pensando con la mia testa, cercando risposte, leggendo, informandomi e raggiungendo anche “luoghi” fisici, o metafisici, dove la massa non può o non vuole arrivare, per poi concretizzare il tutto in battaglie coerenti con le mie idee. JPV fu probabilmente un pessimo lavoratore e un cattivo marito, ma fu un grande pensatore e, aggiungerei, un grande europeo. Se l’occidente è quel che è lo si deve a persone come lui che combatterono battaglie che parevano assurde e controproducenti per chi si metteva in gioco. Insomma, JPV lo reputo un grande Uomo, oltre che un grande amico.
Mirco Venzo - Treviso 05/10/2016 #qzone
rif 1 http://qzone.it/...il-dio-mercato-non-esiste-e-un-bufala
rif 2 http://qzone.it/...il-mito-del-baratto-di-adam-smith