“Avevo grandi aspettative, ma sono state superate abbondantemente”. (rif. 1) E’ questa una delle affermazioni che ha pronunciato l’uomo più ricco nel 2021 a detta di Forbes, Jeff (Jeffrey Preston) Bezos, dopo aver varcato l’atmosfera per qualche minuto li sin dove non esiste la forza di gravità. Io direi però di andare con ordine partendo dall’introduzione di uno dei libri più famosi di Oriana Fallaci, Se il sole muore del (1965 Rizzoli). La giornalista va ad investigare nel tempio degli astronauti per capire cosa li spinge ad avventurarsi nello spazio.
Diamo la parola alla giornalista riportando la presentazione del suo lavoro:
“A mio padre che non vuole andar sulla Luna perché sulla Luna non ci sono fiori né pesci né uccelli.
A Teodoro Freeman che morì ucciso da un’oca mentre volava per andar sulla Luna.
Ai miei amici astronauti che vogliono andar sulla Luna perché il Sole potrebbe morire”.
Partiamo dall’ultima frase, le imprese spaziali furono poste in essere per varie ragioni, ma sicuramente v’era anche l’idea, o per lo meno la speranza che quelle spese, quell’investimento di risorse economiche ed umane fosse di utilità per tutta l’umanità. Sullo spazio ci si avventurava per amore della scienza e per permettere a questa di far progressi utili a chiunque. Lo sbarco sulla Luna fu visto con apprensione e con interessa da parte di moltissime persone perché in tutte, salvo qualche eccezione, v’era la convinzione che la scienza, la tecnologia avrebbero ridimensionato molti dei problemi a tutti gli uomini di ogni luogo e non è che la guerra fredda in atto fosse misconosciuta. E' per questo che il primo uomo a calpestare il suolo lunare, Neil Armstrong, dirà il 20 luglio 1969, dando parola ad ognuno: "One small step for a man, one giant leap for mankind" (un piccolo passo per l'uomo e un grande passo per l'umanità). Abbiamo sentito la giornalista, il Sole morirà, e se vogliamo salvare la specie umana dobbiamo investigare nello spazio, iniziando dal nostro satellite.
L’introduzione parla anche di Teodoro Freeman ma non specifica ciò che nel libro viene affermato con dovizia di dettagli e molta ammirazione da parte della scrittrice: questo abile pilota vide andare in avaria i motori del proprio aere a causa di uno stormo di volatili, avrebbe potuto salvarsi abbandonando il veicolo, con il rischio che questo senza guida andasse a schiantarsi in qualche centro abitato. La scrittrice afferma che per salvare la vita del prossimo, con fredda lucidità, Teodoro decise di sacrificare la sua, orientando il veicolo lontano dalle abitazioni. Queste erano le persone che volevano andare nello spazio negli anni sessanta, persone che operavano dentro una visione collettiva, che agivano comunque anche per gli altri che avevano un'etica.
C’era anche chi sullo spazio non ci voleva andare, e le ragioni le ha esposte Edoardo Fallaci, padre della scrittrice Orianna del quale vale la pena tracciare un breve ritratto: fu combattente contro il fascismo, ovvero combatté per la libertà di tutti, venendo catturato e torturato dalla banda di Mario Carità a villa Triste. Sono uomini come lui che, a detta di Piero Calamandrei, hanno posto i presupposti per la nostra carta costituzionale la quale pone al primo posto il lavoro. E non è un caso se il papà di Oriana fu tra i fondatori della Fiom Cgil, un sindacato che nasceva per meglio tutelare i diritti dei lavoratori. (rif. 2)
Parlare dei diritti dei lavoratori in un articolo che racconta le imprese di Jeff Bezos è un ossimoro, così come lo spirito di altruismo e di sacrificio di Freeman e la voglia di tutelare l'umanità mezzo la ricerca e l'esplorazione scientifica pare a me qualcosa di estremamente stonato se affiancato all’impresa dei quattro personaggi che hanno per qualche minuto voluto provare il brivido di fluttuare nel vuoto. Ascoltiamo le parole del padrone di Amazon: “Quello che stiamo facendo è avventura, divertimento, ma anche il primo passo di qualcosa di grande” e cosa sta facendo di così grande Bezos? Sta aprendo un nuovo mercato di cui per ora è il monopolista; quello del turismo spaziale per chi se lo può permettere, pare vi siano già seicento adesioni ed è già stato fissato il prezzo del biglietto, 250.000 $. Questa è la spesa da sopportare per provare la stessa ebbrezza vissuta dal magnate americano che ha affermato non appena rimesso piede sulla terra di aver vissuto: “...Il giorno più bello di sempre”!
Verità o spot pubblicitario hanno spinto fuori dalla bocca tali affermazioni da parte di chi sta creando questo nuovo business? L’interesse collettivo cui facevo riferimento in precedenza, che fine ha fatto? Voglio soffermarmi sulla squadra protagonista di questa avventura citiamo anche Mark, fratello di Jeff, la più anziana figura mai andata ad oggi fuori nello spazio, una donna, la ottantaduenne Wally Funk che dirà: “Ho aspettato questo momento per molto tempo. Ci siamo divertiti e non vedo l'ora di rifarlo!” Come potete leggere anche l'anziana signora, che si poteva supporre saggia, parla di divertimento ed invece di occuparsi dei nipoti auspica un ritorno nello spazio. Alla combriccola, se si vuole fare uno spoot pubblicitario come si deve, oltre alla più vecchia persona mai andata sullo spazio servirebbe anche un giovane ed ecco che al gruppo si aggrega anche il diciottenne Oliver Daemen sostituto di un miliardario che ha speso 28 milioni di dollari per far parte del primo nucleo dei turisti spaziali, ma poi, non se ne conoscono le ragioni ufficiali (commentatori R.A.I. parlavano di banale paura) ha ceduto il costosissimo biglietto al “fortunato” Oliver.
Per come leggo io l’evento la presentazione del prodotto “viaggio nello spazio” vede il promotore rompere il ghiaccio con un membro della sua famiglia; il messaggio tra le righe è chiaro: non vi fidate? Ci sono andato io con mio fratello, sangue del mio sangue, che altra prova volete a garanzia che la gita è sicura e piacevole? La parola divertimento è quella che va per la maggiore, come avete letto. La mia interpretazione è un messaggio che invita chiunque ad andare ed a qualunque età. Il passatempo è adatto a chi è maschio e a chi è femmina, insomma, è un mercato, un divertimento accessibile a tutti… beninteso a tutti coloro che se lo possono permettere.
Facciamo un passo indietro e parliamo del giovane Oliver che ho definito fortunato. Perchè dovrebbe essere fortunato chi è andato in un luogo dove non ci sono né fiori, né animali, né piante? E soprattutto, quanto cose si potevano fare con 28 milioni di dollari per gli animali e per le piante e perchè no? Anche per molti umani? Siamo ben lontani dallo spirito di Teodoro Freeman o da quello di Edoardo Fallaci che sacrificò se stesso per gli altri: qui si spendono tutti questi milioni per divertirsi, e se la combustione del razzo incrementa l'effetto serra, chi se ne frega! Lo dico fuori dai denti, in tutto ciò non ci vedo nulla di etico.
Eppure tutti i programmi televisivi che raccontavano questa notizia presentavano in modo positivo la “scampagnata” e questa mia interpretazione è rimasta una voce nel silenzio sin tanto che non ho recuperato un video del filosofo Matteo Saudino il quale taccia la faccenda con disprezzo, come già dal titolo del suo intervento si evince (si veda il rif . 3 dove vi è il link di "Bezos nello spazio: battiamo le mani al turismo inquinante dei ricchi sulla pelle di chi lavora"). Saudino definisce la faccenda un “...ottimo specchio per cogliere lo spirito del tempo”. Al contrario i principali mezzi d’informazione televisivi e larga fascia dei social hanno presentato il quartetto come un manipolo di eroi da invidiare senza stigmatizzare, ad esempio, cosa significhi dal punto di vista ecologico un simile passatempo. Pretendere che il padrone del Washington Post (sono lontani i tempi in cui il giornale denunciava il Watergate) venga criticato da chi si propone di vendere a lui ed alla sua ditta, la Amazon, gli spazi pubblicitari, sarebbe eccessivo. Tutta l'informazione campa con la pubblicità e Bezos è il miglior cliente al mondo, quindi pochi possono permettersi di criticarlo!
Ascoltiamo la pubblicità della Amazon proposta in molte reti televisive per riflettere sull'oceano di ipocrisia che l'avvolge; questa pubblicità ci informa di come l’azienda di Bezos abbia creato 50.000 posti di lavoro in Italia e come abbia favorito la vendita di 80 milioni di prodotti nostrani. Non ha precisato, lo spoot pubblicitario, quanti posti di lavoro sono andati persi nel nostro paese per favorire la vendita di realtà dove il costo del lavoro è più basso. Non si parla di quante aziende italiane sono state costrette a chiudere causa la distribuzione di prodotti fabbricati altrove sopratutto proprio dalla Amazon: a mio modo di vedere l'azienda di Bezos è una delle principali cause della deindustrializzazione. Senza contare poi, come sempre ricorda Marco Rizzo, che queso colosso le tasse le paga dove più gli conviene; e quindi fuori dal nostro paese.
Nel nostro blog pubblicità non ce n’è, ed allora posso permettermi di dire che non ci vedo nulla di saggio nell’impresa del quartetto ed anzi, più che “il passo per qualcosa di grande...” vedo la conferma di quanto sia deleterio lasciar decidere le sorti socio economiche a chi sperpera tutti questi soldi per vagare nel nulla, lasciando la terra con i suoi abitanti travolti da problemi di tutti i tipi. Il sospetto che la miseria dei molti sia la ragione della ricchezza dei pochi, e di Jeff Bezos in particolare, come sostiene Saudino, è un sospetto che condivido. Per finire ricorderei che la tecnocrazia che doveva salvare l’umanità sappiamo oggi, 52 anni dopo lo sbarco sulla Luna, ha solo peggiorato la salute del nostro pianeta e favorito la miseria tra i più deleteri dei suoi abitanti: gli uomini. Diffiderei quindi nell'affidare la guida e le decisioni strategiche del paese e dell'umanità ad un ristrettissimo gruppo di "esperti": non sempre i tecnici e gli scienziati operano per il benessere collettivo.
Mirco Venzo Mestre 23/07/2021 #qzone.it
rif. 1 https://www.ansa.it/canale_scienza_tecnica/noti...
rif. 2 https://ricerca.repubblica.it/repubblica/archivio/...
rif. 3 https://www.youtube.com/watch?v=DiWpasi3_s8