L’associazione culturale Marghera Fotografia (già Circolo Fotografico l’Immagine) festeggia con una mostra al Centro Culturale Candiani, in centro Mestre (VE) i primi 40 anni di attività! Quarant’anni sono molti, soprattutto se si considerano le evoluzioni che ha avuto quest’arte: dalle immagini a pellicola si è passati al digitale dove i fotoritocchi tramite elaborazione sono diventati, nel bene o nel male, parte integrante di questo mezzo di comunicazione, oltre che spunto per riflessioni filosofiche.
Testimonianza concreta di questa evoluzione, e dei diversi modi con cui si può intendere la Fotografia sono fruibili al Candiani dove si può godere del lavoro Oltre il pittorialismo di Claude Andreini. Il pittorialismo nasce alla metà dell’ottocento, e da anni è oggetto di studio e di sperimentazione da parte di questo artista nativo di Liegi, che con questo lavoro cerca di aprire nuove personali frontiere a questo genere di immagine. Antitetico concettualmente al lavoro di Andreini potrei citare Luciano Monti che in un suo scatto del 2004 ricorda come la foto tradizionale, quella che si stampa da pellicola, possa sempre essere elegante, regalando un'immagine che riesce a piacere attraversando più generazioni.
I soggetti fotografici possono essere i più disparati e Mario Beltrambini ce lo ricorda con Nelle oasi del vuoto (1998) dove il soggetto è un vecchio lavandino arricchito da un rotolo di carta igienica. Nei pressi di quest’opera gli risponde Yvonne De Rosa con uno scatto a colori ancor più essenziale, il soggetto di Crazi God è un stanza abbandonata dove in bella vista vi è lo scheletro di un letto leggermente illuminato ed un armadio vuoto da chissà quanti decenni. Colore o bianco e nero? Quale dei due autori meglio è riuscito a catturare la solitudine e il senso di abbandono nei loro lavori? Al visitatore decidere. Non mancano i paesaggi, ed anche in questo caso le offerte della mostra sono variegate: si preferiscono gli scatti di Cristiano Corte che punta su geometrie urbane in bianco e nero, ponendo particolare attenzione a palazzi moderni, o Diego Fabris che propone scatti di luoghi storici a colori?
Chi mi legge comprende che i generi fotografici proposti alla mostra sono tra i più disparati, e voglio affiancare ora lo scatto di Steve Hart (artista newyorkese) The latin King (2007) a quello del padovano Giovanni Umicini Praglia (1990). Lo statunitense riesce a isolare da una folla una serie di dettagli che conducono ad un soggetto ben preciso. Lo scatto dà l'idea di confusione e di rumore. Il padovano con una costruzione dell’immagine esemplare, ci da l’idea di un assoluto silenzio esteriore, contrapposto al rumore mentale del frate che cerca di comprendere quella vecchia pergamena che ha in mano e tenta di dialogare, di entrare in connessione, con chi la generò! Questi due lavori sono riconducibili all'idea di reportage, e sono assai differenti rispetto gli scatti della trevigiana Francesca Della Toffola Pelle a Pelle (2007) o della brasiliana Isabel Lima Alt (2001). Le due donne propongono immagini pensate con calma e preparati con accuratezza, tutto l’opposto dei ritratti sopra citati dove c’era la necessità di cogliere un istante prima che questo sparisse nel nulla e venisse così dimenticato!
E veniamo al lavoro storico della fotografia e di associazioni quali Marghera Fotografia che prolungano nel tempo attimi di vita, idee e situazioni che rischiano altrimenti di venire inesorabilmente cancellate dal tempo. Ritengo che un percorso come quello proposto, un lavoro che dura da 40 anni, sia encomiabile oltre che prezioso. Parlando con il Presidente del gruppo, Paolo Croci, scopro che tra le foto esposte, 170, e gli autori presenti, ben 25, vi sono sia immagini d’archivio, sia scatti recenti ed a autori italiani (si badi bene di tutta la penisola) si uniscono artisti di levatura internazionale provvenienti anche da oltre oceano. Tutti i generi, come detto, sono proposti, rendendo questa esposizione un evento imperdibile per chi ama quest’arte, anche perchè, è giusto evidenziarlo, la sede espositiva e la qualità delle stampe, è di altissimo livello. E’ una bella mostra oltretutto fruibile gratuitamente.
Cito qualche altro autore che mi ha colpito, lasciando libertà al lettore di individuare altri scatti ed altri artisti da ricordare. Francesca Sulis di Mestre che propone Deception island, Whalers Bay. Scatti a colori con poche cromie, l’idea di un luogo che dovrebbe essere incontaminato dove invece la presenza umana si percepisce, e palesa la sua inadeguatezza. Questo lavoro mi insidia l’idea che il pianeta starebbe meglio se noi “umani” non ci fossimo! Sono foto che fanno riflettere, posto che un documento che proviene dall’antartide, non è banale per definizione! Luca Salin: in Atmosfere di un lago dimenticato presenta scatti realizzati a Revine Lago, luogo a cui sono legato sentimentalmente per una triste storia d’amore, e che ritengo di assoluta bellezza. Interessanti! Mario Vidor ne Il velo della sposa presenta immagini dove protagonista è il mare e la battigia, mentre Paolo Croci da valore alle nostre montagne ed ai loro paesaggi propondo scatti realizzati nel Comelico.
Luisa Lugato ne Oltre il vetro propone immagini sempre disturbate da qualcosa che fa intravvedere, ma nel contempo ostacola. Chiudo citando i ritratti di Jean Turco, francese di Maurepas, da poco approdato a miglior vita: pochi volti, ripresi con maestria. Turco ci ricorda che un pezzo importante della fotografia è legato alla ritrattistica e che un buon ritratto è sempre bello da vedere! L’esposizione chiude il 9 giugno 2024 e si può accedere solo nel pomeriggio dalle 15,30 alle 20,00. Mestre ha un suo fascino ed una sua vivacità, consiglio, dopo aver visitato la mostra, di fermarsi in uno dei locali per un aperitivo: ritengo sia un bel modo per stare in compagnia e per godere questo inizio di estate.
Mirco Venzo, Mestre (VE) 05/06/2024 #qzone.it
A corredo dell’articolo l’opera Noi non ci fermeremo di Maria Teresa Crisigiovanni
