Come da tradizione, il gruppo fotografico di Treviso Venetofotografia, propone nel prestigioso Palazzo dei 300, in centro al capoluogo, la 4 edizione di 5 idee di Fotografia. La mostra fruibile gratuitamente ai visitatori sino al primo di gennaio, propone cinque autori che presentano altrettanti portfolli, previo supervisione del direttore artistico dell’associazione, Giancarlo Torresani.
La prima autrice che mi accoglie, salutandomi e presentando il suo lavoro Home and Away è Roberta Cuzzolin. “Da parecchio tempo sono in perenne conflitto tra il desiderio di viaggiare, di scoprire nuove realtà e quello di rimanere a casa, di mettere radici. Quando sono lontano dal campo base, dopo un po’ ecco che la spinta a rientrare a “casa” affiora è s’impone. Così come dopo un po’ che sono nella mia città, inesorabile la voglia di partire riemerge, obbligandomi a preparare la valigia. Queste due spinte opposte sono parte del mio essere e questo ho cercato di presentare attraverso le mie foto…”.
Ecco come sintetizzo il dialogo avuto con Roberta prima di visionare il suo lavoro. Un lavoro dove spesso negli scatti appare l’idea del movimento così come, in altri, percepisco un’attrazione per il “passato”. Sono mie personali sensazioni, ai visitatori farsi una loro idea osservando queste stampe che non cercano di fotografare qualcosa di fisico, quanto uno stato d’animo. Un elemento appare in molti scatti e ed è parte importante dell’installazione: la luce. Ogni foto ha un piccolo faretto che la illumina e cerca di dare energia, visibilità alle singole immagini. Ritengo questa scelta sia parte integrante del lavoro e contribuisca a trasmettere delle emozioni, degli stimoli su chi visiona Home and Away.
La volontà a trasmettere stimoli ed emozioni è un elemento che caratterizza anche il lavoro Scatti di Versi di Milena Cescatti dove a fianco di ogni immagine appare un verso poetico che ne influenza la visione. Anche nella proposta di Alberto Privitera L’anti-Realtà lo scritto, in questo caso il titolo di ogni singola foto, è basilare per apprezzare il suo lavoro. Le foto sono tutte elaborate al computer e l'immagine è sempre posta in stretta relazione con l'appellativo fungente da chiave interpretativa per districarsi in sentieri che si inoltrano in boschi filosofici. Le foto di Alberto, a mio avviso, vanno apprezzate non tanto per le caratteristiche estetiche o per la forte carica cromatica di cui sono intrise, quanto per gli stimoli intellettuali che suscitano.
Michele Piccinno con il suo Guardami ci propone una foto più legata alla tradizione, dove i primi piani dei soggetti e la composizione dell’immagine piace istintivamente, senza la necessità di studiare la presentazione del lavoro, che pure è presente ed anzi è anche particolarmente ricca. Una presentazione che sicuramente consiglio di leggere per apprezzare il lavoro e quella prodotta da Santina Pompeo. Le foto vedono protagonisti alcuni disegni su un muro e dei bambini. Sapere che i bambini sono palestinesi e che il muro è quello del campo profughi Aida di Betlemme aiuta a comprendere che cosa cerca di presentare Santina. Questi bambini vivono in una condizione di costante precarietà. Tutto il loro popolo vive con la voglia di ritornare oltre il muro che li separa da quella che percepiscono come la loro terra, desiderio che ad oggi è una chimera.
Santina mi spiegava che le stesse abitazioni sono incomplete perché chi ci vive non ha interesse a curarne le rifiniture, sicuro com’è che si tratta di una sistemazione temporanea. E mentre questo desiderio caratterizza la vita di ogni palestinese del campo, la quotidianità è fatta di conflitti e di botta e risposta spesso cruenti tra chi il muro vuole e chi lo vorrebbe eliminare e chi lo difende. Muro che racconta esso stesso mediante i graffiti, ed i disegni o le scritte questi sentimenti e queste contraddizioni.
E' questa la realtà in cui vivono i bambini "catturati" da Santina ed è questo il territorio educativo su cui radicano il loro sviluppo. Una situazione che nasce a metà degli anni 50 dello scorso secolo e che ad oggi non pare avere una via d’uscita. Così anche questi bimbi crescono e diventano uomini, portando con se il bagaglio di sentimenti spesso caratterizzati da astio e odio recepito in questo contesto che per loro è la normalità. E’ questa la giusta educazione? Si Interroga l’artista che non a caso intitola il suo lavoro The right education.
Questo quanto proposto in 5 idee di Fotografia, una mostra da non perdere per chi ama quest’arte. Complimenti a Venetofotografia e a Giancarlo Torresani per i lavori presentati, oltre che, naturalmente, ai singoli autori.
Mirco Venzo, Treviso 28/12/2019
Nella foto gentilmente concessa da Cristina Pillan, Santina Pompeo a fianco di alcune sue opere esposte.
