Orizzonti Paralleli è il titolo della mostra a cielo aperto proposta a Treviso da Venetofotografia, curatore dell’iniziativa Giancarlo Torresani. “Viviamo tutti sotto il medesimo cielo, ma non abbiamo tutti lo stesso orizzonte!”, questa frase di Konrad Adenauer serve per orientare il visitatore in mezzo ai progetti esposti palesando immediatamente che l’esposizione si snoda su più livelli d’analisi. Se storicamente la fotografia era un arte che cercava di cogliere la verità e/o la bellezza, una frase dal piglio filosofico come quella ricordata apre la porta anche ad altre possibili chiavi interpretative dove il bello sta non nell’estetica dell’immagine, ma nel messaggio che vuole stimolare. Molti lavori possono essere apprezzati solo attraverso la ragione e la riflessione, non fermandosi al primo colpo d’occhio.
Per cercare di rendere più chiaro quanto sopra affermato cercherò di soffermarmi su alcuni scatti proposti da alcuni autori, commentandoli. La mia è un interpretazione personale, sia chiaro, non una sentenza di verità, che vuole essere uno stimolo a visitare l’esposizione per chi legge l’articolo. “Per produrre immagini fotografiche non basta possedere una fotocamera, occorre disporre di idee” ribadisce il curatore nella sua presentazione che divide i lavori in tre macro filoni: gli orizzonti fisici, gli orizzonti sociali per terminare con gli orizzonti mentali.
Milena Cescatti l’accosto ad un’idea di foto tradizionale con il suo lavoro Scatti di versi, costruzioni proposte in BN che riconducono al teatro. Ogni scatto è abbinato a un verso poetico. Non si pensi che l’aggettivo “tradizionale” sia da considerarsi negativo, al contrario, la costruzione dell’immagine, il bilanciamento dei chiari/scuri permette al visitatore di godere della bellezza della fotografia com’era costume ai suoi albori. L’aspetto più intellettuale va analizzato personalmente da ogni singolo visitatore e chi lo desidera potrà tentare di comprendere che legame c’è tra i versi e le immagini proposte, entrando in interazione con l’autrice. Sempre di stampo tradizionale il lavoro La corsa di Esmeralda Mogno, dove a trionfare è l’idea di movimento. L’autrice propone un parallelismo tra la corsa umana (una moto che sfreccia), ed un uccello palustre che zampetta nell’acqua. Anche qui chi ama la foto tradizionale apprezzerà la tecnica proposta e la pulizia della foto, rimanendo affascinato da come le due immagini si sposino in modo armonico ed efficace a opinione di chi vi scrive.
Movimento e colore, studio della composizione, sono pure le caratteristiche di Livio Prandoni nel suo Dilatazioni temporali. Sfrutta la forza del colore pure Alessandra Barzi in un lavoro che stimola. Protagonista di ogni scatto le Frecce tricolori che si librano nel cielo azzurro lasciando dietro a se ordinate strisce colorate. L’esibizione dell’aviazione è stata fatta a Jesolo e la fotografa non ha occultato quanto si verificava nella spiaggia sottostante dove all’ordine e al’armonia degli aerei si contrapponeva una situazione di confusione totale. I bagnanti in costume variamente colorati, gli ombrelloni, gli asciugamani i corpi grassi, magri, atletici o obesi, si intrecciano gli uni con gli altri, vi era chi stava fermo a rilassarsi affiancato a chi era in movimento.
Una prima idea che questo lavoro suscita, riconducibile ad una visione platonica del mondo potrebbe essere: “nel cielo regna l’ordine (quindi la bellezza e la perfezione) mentre in terra siamo in balia del caos”. E’ una prima riflessione possibile che potrebbe venire scalfita da un secondo stimolo: tutti noi ci riconosciamo nei bagnanti e l’idea del mare, del sole, del rimanere sdraiati all’ombra o di fare una camminata tra la gente mica ci riconduce ad un’idea di peccato, al contrario ci rimanda all’idea delle vacanze e della bella stagione, di qualcosa di piacevole, vorrei dire di paradisiaco. Ed allora? E’ da avvalorare la prima chiave interpretativa o la seconda? Le foto di Alessandra sono immagini che ci vogliono proporre qualcosa di estetico o ci vogliono indurre in riflessioni più profonde?
Venetofotografia sta facendo vedere la varietà di anime di cui è composto, e se vi sono foto che possono piacere a chi ama la tradizione, un’idea di fotografia alternativa trova sicuramente spazio tra gli espositori e le diverse visioni convivono e si fondono senza ostacolarsi non solo tra i vari autori, ma anche dentro un singolo lavoro, com’è nel caso di Alessandra. Sergio Baseggio, di cui abbiamo già ampiamente parlato qui su Qzone (rif. 1) propone nuove opere riconducibili alla sua ironica ricerca di autoritratto, e non si può rimanere indifferenti alla foto dove lui in abbigliamento balneare siede con una canna da pesca di fronte ad una saracinesca chiusa dove qualche buontempone ha disegnato tanti pesci colorati. Tuttavia se il percorso mentale proposto da Sergio ci induce al sorriso, l’esatto contrario può suscitare la foto Passato e Presente di Marcello Marotto, in cui un edificio incompleto viene divorato dalla vegetazione.
Quali erano le aspettative di chi fece l’investimento che oggi pare andare lentamente alla rovina? Idee e speranze che si riconducono al passato. E quanti sono oggi gli edifici abbandonati come quello fotografato? Centinaia e questo ci parla di un problema attuale: la crisi oggi seguita a far chiudere edifici simili a quello documentato ed ecco che se la vegetazione cresce rigogliosa tra il cemento dello stabile, chissà quante sono le persone che da qualche parte stano piangendo. Quanti posti di lavoro sono andati distrutti da quella mancata realizzazione? La foto di Marcello potrebbe forse essere pure una critica dal piglio ecologista. Il nostro sistema socio economico cerca di toglier spazio alla natura e si ritrova in questo caso le piante che si re-impadroniscono di una spazio che era già loro e che lo sarà sicuramente quando la nostra specie sarà estinta. Al visitatore stabilire sin dove volesse spingersi l’artista con il suo messaggio.
Chiudo questa chiacchierata raccontando di 19 – 91. Nel lavoro protagonista sono una nonna e sua nipote (ipotizzo io) proposte una affianco all’altra. La più anziana per passare il tempo lavora di ricamo, l’altra osserva il suo ipad. L’una si sposta con uno strumento ortopedico, per permetterle di mantenere l’equilibrio altrimenti precario: i novantun anni impongono una mobilità lenta, spostarsi è uno sforzo importante per la nonnina, la giovane per contro si sposta con i rollerblade. Una leggera pressione sui muscoli, un naturale equilibrio che le risulta spontaneo ed ecco che la ragazza in un attimo ha già percorso svariati metri. Recentemente ho commentato una mostra che aveva come tema “Il tempo” (rif. 2); questo lavoro poteva tranquillamente essere esposto a Palazzo Sarcinelli: se da un lato il tempo scorre in modo diverso per le due protagoniste, proposte sempre affiancate in tutti gli scatti, rimarcando le diversità tra le due generazioni non di meno l’assidua presenza in coppia dei due soggetti crea un’unione che ricorda quella indissolubile della famiglia.
E’ sempre il tempo della famiglia, potremmo dire, anche se oggi siamo nell’epoca degli i.pad o dei rollerblade. Vedere la nipote sempre vicina alla nonna suscita in chi osserva le immagini tenerezza per certi aspetti e una sorta di invidia positiva dall’altra. Non tutti hanno la fortuna di avere viva la propria nonna e non tutti hanno un legame così forte con la propria capostipite. Protagoniste del lavoro "19 – 91" Francesca Cevolotto e Agnese Pozzobon. Preciso che non ho compreso chi abbia scattato le foto delle due o se, addirittura, l’artista sia una terza persona. Poco male spero esser riuscito a suscitare un po’ di curiosità nel lettore affinché indirizzi la sua passeggiata in direzione di Ponte Dante. In quell’area rintraccerà facilmente le immagini di Venetofotografia e potrà sviluppare la sua personale opinione circa gli autori e le opere esposte.
Il luogo già di per se estremamente attrattivo, tanto da venir citato da Dante nella sua opera principale, oggi grazie a questo gruppo di fotografi trova un motivo in più per essere visitato: la passeggiata tra le foto è un modo per aggiornarsi su che direzione sta prendendo oggi la Fotografia. Mi piace sottolineare come sottostante al lavoro di questo gruppo c’è una spinta intellettuale molto importante, la bellezza e gli stimoli intellettuali si possono trovare senza bisogno di fare interminabili code davanti ad uno sportello e senza pagare più o meno costosi biglietti per accedere in un museo; non solo tutti noi possiamo essere creatori di arte attraverso la fotografia, basta applicarsi.
Con ciò non voglio banalizzare l’opera di chi ha esposto, dietro alla bellezza di questi scatti e alla profondità di certi messaggi ci sono ore ed ore di tentativi, ci sono spese per attrezzature, ci sono incontri e seminari con persone di indiscussa capacità ed esperienza, quale Giancarlo Torresani. Si mettano il cuore in pace coloro che ritengono di esser fotografi perché scattano con il cellulare, non è così, pur se, chi sa fotografare, lo può fare anche con il telefono.
Un ultimo plauso a colui che ci ha presentato la mostra, Paolo Pozzobon, e a tutti gli attivisti del gruppo che danno linfa a questa pianta che sta crescendo. In bocca al lupo a loro per le iniziative future e grazie per questa splendida iniziativa godibile sino al 30 ottobre.
Mirco Venzo, Treviso 30/09/2018 #qzone
Rif. 1 http://www.qzone.it/index.php/q-arts/390-5-idee...
Rif. 2 http://www.qzone.it/index.php/q-arts/489-inqua...
