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20160616 VM AgadirSpiaggiaEro ancora gocciolante dopo il mio primo bagno nell'oceano, quando gli occhi infastiditi dalla forte salsedine del mare, han messo a fuoco una strana situazione. Una ragazza stava zampettando veloce nella spiaggia facendo svolazzare la sua tunica. Nell'arenile lungo un centinaio di metri (vedi foto a corredo) quasi deserto una persona si nota bene, ma se corre rompe la monotonia del luogo e attira l'attenzione dei presenti con maggior forza. Era sicuramente una marocchina con tanto di velo in testa. La sua corsa si è interrotta nel bagnoasciuga. Purtroppo io sapevo perchè quella giovane interruppe la sua corsa solo una volta arrivata in quell'area...


Al primo contatto dei piedi con la sabbia la percepisci subito calda, ma sei convinto di poter gestire la situazione. E' dopo il quinto, sesto contatto che comprendi di non riuscire a resistere. Senti che il calore ti ustiona la delicata epidermide della pianta dei piedi, e così inizi ad accelerare unica soluzione che la mente riesce a fornire per sfuggire a quella trappola in cui ti sei cacciato... Ma non basta, più i secondi scorrono e più le piante dei piedi urlano "pietà" e così ti trovi a velocizzare il passo, via via sempre più sino a quando non ti vedi correre goffamente nella sabbia. E così ad un certo punto sei l'unico che corre nella lunga spiaggia. Sai che tutti ti stanno osservando, ma non te ne può "fregar de meno" ormai la tua mente e il tuo fisico, per non parlare dei tuoi piedi, bramano solo di arrivare quanto prima nel tratto dove il colore della sabbia è più scuro, ovvero dove la sabbia è fresca perchè bagnata. Sì, conosco la ragione della corsa della giovane magrebina, c'ero rimasto molto male anch'io e mi sentivo un po' sciocco quando mi ero fermato a meditare sulla sensibilità delle mie estremità ancora abbondantemente doloranti. Rifettevo: in fondo che la sabbia in Africa sia bollente a metà giornata non doveva rappresentare una novità. Quindi, il constatare che la stessa situazione avesse colto impreparata anche una giovane ragazza locale, lo confesso, mi è stato di solievo. Quando poi, mentre rientravo, ho visto ballare i prosperosi seni di una giovane negra, pure coinvolta nella sventurata faccenda, mi sono rincuorato. Se anche una donna negra era stata costretta a correre allora ero giustificato anch'io. Tutto sommato provengo da altre latitudini e il colore della mia pelle e la mia età giustificano il dolore che sto provando ancor ora che scrivo. Son piccole soddisfazioni. Per risolvere il problema della pelle ustionata, dopo la doccia ho steso un velo di olio d'Argan, uno dei prodotti locali. Spero vivamente sia miracoloso come tutti i berberi affermano.


Mirco Venzo, Agadir 15/06/2016

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