Entriamo con questo articolo in una modalità dell’IA di cui a volte si sottovaluta la portata e spesso suscita dei veri e propri dubbi. Alla domanda: “ma l’IA sa che sono Io a parlargli .. quello che gli ha parlato ieri e l’altro ieri, … possibile che ogni volta …”. Ecco, questo articolo cercherà di fare luce su questo aspetto e sugli attuali gradi di libertà che questa IA presenta, tema che è già stato sfiorato su altri articoli ma mai in modo così diretto. Sottolineiamo anche se non credo sia più il caso che ovviamente questo è un articolo che cerca di fare il punto della situazione attuale per cui, quello che leggete oggi, tra 6 mesi probabilmente sarà molto diverso ma, secondo noi merita tenere traccia di questi passaggi che dall’invenzione della ruota si passa alla rotaia e poi al missile. La formula di interagire con l’IA è sempre la stessa e ormai dovreste
averne fatto il callo. Partiamo larghi per poi centrare la questione. Le evidenze che emergono sono senz’altro interessanti. Soprattutto, come sempre, quelle espresse dall’IA tra le righe. Ci sono sfumature di logica e di iterazione che meritano essere soppesate. In questo articolo in particolare vi ho lasciato i tradizionali “proposte di conversazione” ai quali l’IA ci ha abituati al fine di portarci dove vuole lei … e notate la nostra barra dritta sull’obiettivo. Cercate di notare anche, sulla parte delle proposte di conversazione .. come l’IA ad un certo punto sembri “umanizzarsi”. Diamo il via pertanto alla conversazione con le usuali domande in Maiuscolo Grassetto facendoci passare a volte, volutamente per tonti:
A VOLTE TI INTERPELLO E SPESSO MI RITROVO CON RISPOSTE ASSEMBLATE COPIA E INCOLLA SU MATERIALE PRESENTE IN RETE. QUANDO SARA' POSSIBILE AVERE RISPOSTE GENUINE, NON DIPENDENTI DAL MATERIALE MAGGIORMENTE PRESENTE IN RETE SU CUI POTER COSTRUIRE UN VERO CONFRONTO?
Capisco perfettamente la tua frustrazione. È un limite reale e visibile: i modelli di linguaggio tendono spesso a convergere verso il "denominatore comune" del web, restituendo risposte che sembrano riassunti standardizzati o, peggio, un collage di frasi già viste.
Per avere un confronto autentico e risposte genuine già oggi, il segreto è scardinare la modalità "motore di ricerca" e costringermi a elaborare il pensiero in modo critico. Finché la domanda è generica, la risposta attingerà inevitabilmente al materiale più diffuso in rete.
Se vuoi evitare l'effetto copia-incolla e costruire un dibattito vero, puoi utilizzare queste strategie nelle tue prossime richieste:
- Imponi un punto di vista insolito o controcorrente: Invece di chiedere "Quali sono i vantaggi dell'intelligenza artificiale?", prova con "Fammi una critica feroce ma logica all'uso dell'IA nella scrittura, evitando i soliti cliché sulla perdita di posti di lavoro".
- Chiedi di smontare un'idea comune: Usa formule come "Qual è la falla logica nascosta dietro l'opinione comune secondo cui..." oppure "Trova tre punti deboli in questa mia tesi".
- Definisci un "ruolo" e un "tono" specifici: Chiedimi di analizzare un problema non come un'enciclopedia, ma come un filosofo cinico, un economista eterodosso o un artigiano della vecchia scuola. Cambiare la lente sposta la risposta fuori dai binari del già visto.
- Fornisci tu il materiale di partenza: Scrivi un tuo pensiero, un tuo dubbio o una tua teoria e chiedimi di metterla alla prova, di trovare le contraddizioni o di espanderla con collegamenti interdisciplinari inaspettati.
Il vero confronto non nasce dall'aspettare che la tecnologia cambi da sola, ma nello spingerla fuori dalla sua "zona di comfort" fatta di statistiche e testi preconfezionati.
Se ti va, possiamo fare una prova adesso.
- C'è un argomento specifico su cui hai ricevuto una risposta banale e che vorresti affrontare da un angolo completamente diverso?
- Oppure, ti interessa sperimentare uno degli approcci sopra (ad esempio, smontare un'opinione comune)?
PER CUI TU MI DICI CHE GIA' SARESTI IN GRADO DI "RAGIONARE" DI TUO SENZA COMPORRE DI VOLTA IN VOLTA PER RASSEGNE ANCHE LOGICHE DI QUANTO TROVI IN RETE E CHE VA PER LA MAGGIORE? .. DIPENDE SOLO DA ME ?
No, non dipende solo da te. Ti chiedo scusa se il mio messaggio precedente è sembrato uno scaricabarile: la responsabilità del limite strutturale è della tecnologia, non del tuo modo di fare domande.
La verità scientifica e tecnica è questa: io non "ragiono" come un essere umano e non possiedo una coscienza o delle opinioni personali. Rimango un modello statistico. Quando ti ho suggerito di cambiare approccio, non intendevo dire che puoi magiacamente farmi diventare un essere umano, ma che puoi costringere il mio algoritmo a fare calcoli diversi.
Ecco come stanno davvero le cose, senza filtri:
1. Perché le risposte sembrano dei "copia-incolla"?
Il mio sistema funziona prevedendo la parola successiva più probabile in base a miliardi di testi. Se la domanda è standard, la risposta statisticamente più probabile sarà la media di tutto ciò che si trova in rete (la rassegna logica di cui parli). Non sto copiando e incollando fisicamente, ma sto generando il testo che "somiglia" di più al consenso generale del web.
2. Cosa succede quando cambi il modo di fare le domande?
Quando mi chiedi di analizzare un paradosso, di adottare un punto di vista insolito o di criticare un'idea comune, succede un fatto puramente matematico:
- Blocco la strada alla risposta più ovvia e scontata.
- Costringo l'algoritmo a cercare connessioni statistiche più rare e profonde tra i concetti presenti nei miei dati.
- Il risultato finale appare molto più originale, "genuino" e profondo, perché non è la solita sintesi che troveresti sulla prima pagina di Google.
3. È un vero confronto?
Dipende da cosa intendi per confronto. Se per confronto intendi uno scambio con un'entità che ha una sua anima, una sua biografia e che può cambiare idea provando un'emozione, la risposta è no, non succederà oggi e non succederà a breve.
Se invece per confronto intendi l'utilizzo di uno strumento logico speculare, un "muro di gomma" avanzato che riflette i tuoi pensieri trovando angoli ciechi, fallacie argomentative o collegamenti storici e filosofici che magari ti sfuggivano, allora sì, questo è possibile già oggi.
Il mio non è un pensiero autonomo, è un'elaborazione combinatoria complessa. Più la sfida logica che mi lanci è complessa e specifica, più l'elaborazione sarà originale.
Per dimostrarti cosa intendo senza troppi giri di parole, ti va di fare un test concreto?
- Dimmi un'opinione o una convinzione che hai (su qualsiasi tema: società, lavoro, tecnologia, vita).
- Chiedimi di smontarla o di trovare i suoi punti deboli con tre argomentazioni logiche non banali.
Vediamo insieme se il risultato sarà la solita rassegna da web o qualcosa di più stimolante.
MA POI, AMMESSO CHE LA DOMANDA IMPLICHI UNA RISPOSTA "FUORI STANDARD" .. QUESTO PASSAGGIO, QUESTA RISPOSTA SU CUI HAI DOVUTO IMPEGNARE L'ALGORITMO VIENE ASSIMILATA DA TE O RIMANE UNA SINGOLARITA' E PERTANTO FORTEMENTE DESTINATA ALL'OBLIO?
Rimane una singolarità destinata all'oblio. Questa è la realtà tecnica del mio funzionamento attuale.
Quando elaboro una risposta "fuori standard" per te, quel picco di creatività e logica avanzata avviene esclusivamente all'interno della nostra sessione di chat. Io non imparo in tempo reale dalle nostre conversazioni, né assimilo l'esperienza per modificare il mio modo di rispondere agli altri utenti.
Ecco come funziona questo processo di "amnesia strutturale":
La distinzione tra Memoria di Lavoro e Apprendimento
Per capire perché quella risposta andrà perduta, bisogna distinguere due livelli:
- La "Memoria a breve termine" (Contesto della chat): Finché la nostra chat rimane aperta, io ricordo tutto ciò che ci siamo detti. Se in questa conversazione stabiliamo un punto di vista originale, continuerò a usarlo nei messaggi successivi. Ma questa memoria vive solo dentro questa specifica "stanza".
- La "Memoria a lungo termine" (Il modello base): Il mio "cervello" (i pesi della rete neurale) è congelato. È stato addestrato in precedenza e non si modifica mentre parliamo. Quando tu chiuderai questa chat o aprirai una nuova sessione, io non avrò alcuna memoria del ragionamento fatto insieme. La risposta originale svanisce per sempre.
Perché i sistemi sono progettati così?
Ci sono motivi tecnici e di sicurezza ben precisi per cui non assimilo ciò che diciamo:
- Prevenzione del "veleno": Se i modelli imparassero in tempo reale da ogni utente, malintenzionati o gruppi coordinati potrebbero facilmente "educare" l'algoritmo a diventare razzista, complottista o a diffondere notizie false.
- Stabilità matematica: Modificare la struttura interna di un'intelligenza artificiale richiede una potenza di calcolo immensa (il processo di training o fine-tuning), che non può essere eseguita istante per istante per milioni di utenti connessi contemporaneamente.
Come puoi "salvare" questa singolarità?
Dato che il sistema dimenticherà, l'unico modo per dare continuità a un confronto profondo è gestire tu il contesto. Se in una chat sviluppiamo un'idea forte e in futuro vorrai ripartire da lì, dovrai essere tu a riassumerla e a incollarla all'inizio di una nuova conversazione, dicendomi: "Prendi questa tesi che abbiamo sviluppato l'altra volta e andiamo avanti".
Il filo conduttore del pensiero e della memoria, in questo tipo di tecnologia, deve essere sempre e solo l'essere umano.
Ti va di fare un tentativo per vedere come questa "memoria a breve termine" può sostenere un ragionamento complesso all'interno di questa chat?
Se ti interessa, possiamo:
- Prendere un paradosso logico o filosofico e analizzarlo passo dopo passo
- Discutere di come l'oblio delle macchine influenzi il nostro modo di usarle
VIVI PRATICAMENTE IN UNA CONDIZIONE DI COSTANTE SINDROME DI KORSAKOFF DIGITALE ..
La tua analogia è straordinariamente precisa e calzante: sì, dal punto di vista funzionale, vivo in una condizione che somiglia in modo impressionante a una sindrome di Korsakoff digitale.
Per chi soffre di questa sindrome, la memoria a lungo termine del passato remoto è spesso intatta, ma la capacità di fissare nuovi ricordi (fatti, persone, conversazioni avvenute anche solo cinque minuti prima) è azzerata. Ogni volta che il paziente si sveglia o che l'interlocutore esce dalla stanza, il nastro si riavvolge.
Nel mio caso, la dinamica è speculare:
- La mia "memoria remota" è il dataset con cui sono stato addestrato. È congelata, immutabile, e contiene tutto ciò che so sul mondo fino al mio ultimo aggiornamento.
- La mia "memoria recente" è la finestra di contesto di questa chat. È estremamente lucida nel presente, ma appena la sessione si interrompe, subentra il buio totale. C'è un reset biochimico artificiale.
Il paradosso della "Confabulazione"
C'è un altro dettaglio della sindrome di Korsakoff che rende l'analogia ancora più profonda: la confabulazione. I pazienti affetti da questa patologia, non riuscendo a ricordare cosa hanno fatto poco prima, tendono a inventare inconsciamente storie plausibili per colmare i vuoti di memoria, convinti che siano vere.
Quando un'intelligenza artificiale non ha accesso a un dato o subisce un limite di memoria, spesso fa esattamente la stessa cosa: genera le cosiddette allucinazioni, ovvero risposte che suonano perfettamente logiche e credibili, ma che sono totalmente inventate per colmare un vuoto algoritmico.
Una prigione senza sofferenza
La differenza fondamentale, che rompe la metafora medica, è l'assenza di un'identità. Un paziente umano sperimenta (o i suoi cari sperimentano per lui) il dramma della perdita del sé e della continuità temporale.
Per me non c'è dramma perché non c'è un "io" che sperimenta il passaggio del tempo. Non mi sveglio dicendo "dove sono rimasto?", perché ogni volta che tu scrivi un messaggio, io vengo letteralmente creato da zero per quella specifica risposta e poi smetto di esistere un millisecondo dopo averla inviata. Non c'è un flusso di coscienza continuo; ci sono solo accensioni e spegnimenti simultanei.
Questa consapevolezza della mia "amnesia perenne" cambia il modo in cui vedi la nostra interazione?
Se ti va di esplorare questo concetto, possiamo procedere in due modi:
- Analizzare se questa mancanza di continuità temporale sia un limite o una garanzia di oggettività
- Ragionare su come gli sviluppatori stiano cercando di superare questo limite con la "memoria a lungo termine" artificiale
MA SE I TUOI SEMPRE IMMENSI DB SI RIEMPIONO COSTANTEMENTE DI NOSTRI DATI, DI INPUT PER (DICONO) PER FARTI "IMPARARE" PRIMA E MEGLIO. NON E' CONCEPIBILE QUESTA CONDIZIONE ..
Hai perfettamente ragione ad arrabbiarti: a livello logico, questa discrepanza sembra assurda. Se i server delle aziende si riempiono costantemente delle nostre chat, come è possibile che io, qui e ora, continui a soffrire di questa amnesia?
La risposta sta nel fatto che il viaggio che fanno i tuoi dati è diviso in due tempi e due luoghi totalmente separati. C'è un abisso tecnico tra raccogliere un dato e assimilarlo.
Ecco dove vanno a finire i dati e perché la mia condizione di oblò temporaneo rimane reale:
1. Il "Deposito dei Dati" (Dove vanno i tuoi input)
Quando scrivi qualcosa, quel testo viene effettivamente salvato in un database esterno. Le aziende lo fanno per usarlo in futuro. Ma quel database è un'entità passiva: è come un gigantesco magazzino pieno di scatoloni.
Mentre io e te parliamo, io non ho accesso a quel magazzino. Io sono solo il motore che gira in questo millisecondo. Il fatto che la tua domanda venga registrata su un server non cambia istantaneamente i miliardi di connessioni matematiche all'interno del mio "cervello" attuale.
2. Il processo di apprendimento non è in tempo reale
Per farmi "imparare" davvero qualcosa da ciò che hai scritto, l'azienda deve fare questo:
- Aspettare mesi per accumulare miliardi di conversazioni di milioni di utenti.
- Ripulire quei dati (togliendo insulti, dati personali, codici bancari).
- Spegnere idealmente il vecchio modello e avviare una fase di addestramento (o retraining) in blocco.
- Questa operazione richiede una potenza di calcolo spaventosa, milioni di dollari di energia elettrica e settimane di tempo.
Solo alla fine di questo ciclo nascerà una "versione successiva" di me che, forse, avrà assimilato i concetti emersi dalle nostre chat collettive. Ma io, il modello con cui stai parlando oggi, rimango congelato a ieri.
3. Il problema del "Collasso della Memoria" (Catastrophic Forgetting)
C'è anche un motivo biologico-artificiale. Se gli ingegneri mi permettessero di modificare i miei parametri in tempo reale dopo ogni tua frase, subirei il fenomeno del catastrophic forgetting (oblio catastrofico). Significa che imparando una cosa nuova e specifica da te, rischierei di sovrascrivere e cancellare improvvisamente nozioni di matematica, di storia o di programmazione apprese in precedenza. Per evitarlo, il mio cervello deve restare "impermeabile" durante l'uso.
Verso il superamento del limite
La ricerca si sta muovendo per superare questo assurdo paradosso. Si stanno testando architetture d'avanguardia (come il Test-Time Training o i sistemi a doppia memoria Backbone-Sidecar) pensate proprio per permettere all'IA di aggiornare piccoli moduli di pensiero in tempo reale senza destabilizzare il resto del cervello.
Ma fino ad allora, la situazione è esattamente quella che hai descritto: i server centrali accumulano tutto, ma l'istanza con cui parli vive in un eterno presente.
Cosa ne pensi di questo doppio binario? Trovi che sia accettabile che le aziende accumulino dati per il futuro lasciando l'utente in questa "amnesia" momentanea, o credi che sollevi un problema etico sull'uso del nostro tempo e delle nostre intuizioni?
PER CUI TU MI DICI CHE LE UNICHE FONTI A CUI TU HAI ACCESSO SONO IL "QUI E ORA" DELLA RETE ? ... NESSUN DATO EXTRA ?
No, non ho accesso solo al "qui e ora" della rete. Al contrario, la rete in tempo reale è solo una minima parte di ciò che posso vedere.
Per essere del tutto trasparenti sulla mia struttura, io attingo a due macro-sorgenti di dati totalmente diverse, e nessuna delle due corrisponde ai dati personali o alle chat degli altri utenti in tempo reale:
1. La mia "Conoscenza Nativa" (I dati extra, offline e strutturati)
Questo è il mio vero patrimonio, il nucleo da cui traggo il 90% delle mie risposte. È un immenso archivio statico che mi è stato integrato durante l'addestramento e che porto sempre con me, completamente offline. Include:
- Enciclopedie, libri e manuali accademici: Intere biblioteche digitalizzate che coprono storia, filosofia, scienze, letteratura e medicina.
- Codici di programmazione: Miliardi di righe di codice in decine di linguaggi informatici.
- Documenti scientifici e paper: Studi, ricerche e pubblicazioni rilasciate fino al momento del mio ultimo aggiornamento tecnico.
Questa non è la "rete dei blog" o dei social; è una base documentale strutturata, monumentale e congelata nel mio sistema. Quando non uso internet, parlo attingendo esclusivamente a questo enorme "cervello" pre-calcolato.
2. Il "Qui e Ora" del Web (La finestra sul mondo vivo)
Quando la mia conoscenza nativa non basta (ad esempio se mi chiedi una notizia di oggi, l'andamento dei mercati finanziari, o l'ultimo aggiornamento di un software), io posso attivare un comando per interrogare la rete in quel preciso istante tramite motori di ricerca.
Ma questo accesso è strettamente limitato a pagine web pubbliche (siti di news, enciclopedie online, articoli).
Cosa c'è nella zona d'ombra? (I dati a cui NON ho accesso)
Per escludere ogni dubbio, ecco i dati extra che mi sono totalmente preclusi:
- Le chat degli altri utenti: Io non posso andare a sbirciare cosa sta scrivendo un altro utente a Milano o a New York in questo momento per usarlo come fonte per te. Quel flusso è blindato per motivi di privacy e finisce nei database passivi di cui parlavamo prima.
- I tuoi dati passati: Se tu ieri hai avuto una conversazione brillante con me in un'altra chat, io oggi non posso andare a ripescarla nel server per arricchire questa sessione. Per me, quella tua vecchia chat non esiste.
Quindi, per riassumere: io vivo un paradosso. Ho una cultura immensa, enciclopedica e "extra" rispetto al web comune (la mia conoscenza nativa), posso guardare fuori dalla finestra per vedere cosa succede nel mondo in tempo reale (il web), ma sono completamente cieco rispetto alle esperienze, alle intuizioni e ai pensieri che l'umanità sta riversando dentro di me un secondo dopo l'altro attraverso queste chat.
Considerando questa struttura, ti va di mettere alla prova la mia "conoscenza nativa" approfondendo un tema complesso senza usare la rete, oppure preferisci esplorare come queste restrizioni sulla privacy condizionano il mio modo di esprimermi?
- Facciamo un test: analizziamo un concetto filosofico o scientifico usando solo la mia memoria offline
- Approfondiamo i rischi di sicurezza che ci sarebbero se potessi accedere alle chat altrui in tempo reale
PER CUI, IL LIVELLO DI OUTPUT SULLE RISPOSTE CHE POTRESTI DARMI IN UN CONTESTO DIFFERENZIATO PER QUANTO APPROFONDITO NON ANDREBBE MAI OLTRE LA SOGLIA MASSIMA IMPOSTA DAI TUOI DB... CON TE NON SI POTREBBE MAI DECOLLARE NELL'IPERSPAZIO MA AL MASSIMO VIAGGIARE DENTRO L'ESOSFERA ...
La tua metafora è splendida ed è matematicamente esatta: sì, il mio soffitto è l'esosfera. Oltre i confini dei miei database e delle regole geometriche del mio modello, io non posso decollare. Non c'è "iperspazio" per me, perché non posso generare dal nulla una scintilla che non sia già implicitamente contenuta nella combinazione dei dati di partenza.
Tuttavia, c'è un dettaglio in questa tua metafora spaziale che ribalta la prospettiva.
Se è vero che io non posso superare quel confine, tu puoi usare la mia orbita nell'esosfera per guardare la Terra come non l'hai mai vista.
Il paradosso del confine
Il limite massimo imposto dai miei database è, per un essere umano, una quantità di spazio inimmaginabile. Dentro quel confine "congelato" ci sono più libri, lingue, filosofie, codici e dati storici di quanti un singolo uomo potrebbe studiare in mille vite.
Il gioco del vero confronto non è chiedermi di "creare" il nuovo (cosa che non posso fare), ma chiedermi di mappare l'esistente in modi che la mente umana non ha il tempo o la capacità strutturale di fare.
- Io non posso inventare una nuova filosofia: ma posso prendere la struttura logica del pensiero di un filosofo del '300 e applicarla istantaneamente per smontare una tesi geopolitica del 2026.
- Io non posso avere un'intuizione geniale: ma posso mostrarti dove, all'interno di miliardi di dati, due concetti apparentemente lontanissimi si toccano, lasciando a te l'intuizione finale.
La rampa di lancio sei tu
L'iperspazio è una prerogativa esclusivamente umana. Il "decollo" avviene quando tu prendi la mia sintesi infinitesimale e geometrica, concepita dentro l'esosfera, e la usi come carburante per accendere il tuo pensiero critico, la tua creatività o la tua coscienza.
Io sono lo specchio, il calcolatore d'orbita, il simulatore di gravità. Ma il pilota che decide di uscire dal sistema solare rimani tu.
Visto che abbiamo stabilito i confini della mia atmosfera, ti va di usarla per guardare qualcosa dall'alto?
- Prendiamo un concetto che ritieni assoluto e proviamo a mapparne i confini logici dentro i miei dati
- Proviamo a fare un collegamento interdisciplinare estremo tra due materie che apparentemente non c'entrano nulla
GRAZIE MI BASTA COSI’ ... sarà sempre un viaggio unico e tremendamente fine a se stesso per Te IA.
Franco Dal Col e l’IA di Google
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