Non so Voi ma a me ogni tanto vengono alla mente domande del tipo: “è nato prima l’uovo o la gallina?” ... e da lì si parte con tutta una serie di enunciazioni, tesi ed antitesi che spesso ci portano ad un vicolo cieco dove solo noi, col nostro pensiero, riteniamo di avere scoperto l’arcano. Uno di questi temi riguarda il Potere e per molti, nostalgici incalliti, il potere Reale o Regale. Non è una novità che la distinzione sostanziale che pervase nei secoli era la differenza del Potere Regale ed il Potere Religioso o Spirituale nel quale il primo, quello regale (Re) Governava per Diritto Divino mentre il secondo (Papa) era il Vicario di Dio in terra. La domanda di partenza nella conversazione con l’IA di Google sembra banale ma ci permette di scavare a fondo in questa materia ritenuta per taluni ancora “Sacra”, se per “Sacro” si intende come inteso nel vecchio testamento “di esclusiva proprietà Sua .. ovvero, di Dio”.
Il gioco qui diventa sottile ed il tempo ha mescolato bene le carte. Cerchiamo pertanto di ripercorrere il concetto di Potere dato da Dio dalle sue origini fino ad un suo ipotetico futuro.
È NATO PRIMA IL POTERE RELIGIOSO O PRIMA QUELLO REGALE?
Il potere religioso è nato prima del potere regale. Nelle prime comunità umane della preistoria, le forme di autorità spirituale (come sciamani e figure sacerdotali) hanno preceduto di millenni la nascita dei re e delle monarchie strutturate, che sono emerse solo con lo sviluppo delle prime civiltà urbane. Ecco come si è evoluto il rapporto tra questi due poteri nel corso della storia:
1. La preistoria e il primato del sacro
Nelle società di cacciatori-raccoglitori del Paleolitico, la sopravvivenza dipendeva interamente dai ritmi della natura.
- Il ruolo dello sciamano: Le prime figure di autorità non erano capi politici, ma mediatori con il mondo invisibile (spiriti, antenati, forze naturali). Lo sciamano o lo stregone interpretava i segni naturali e curava la comunità.
- Coesione sociale: La religione ha fatto da collante sociale ben prima che esistessero leggi scritte o istituzioni politiche complesse.
2. La rivoluzione neolitica e la nascita delle gerarchie
Con il passaggio all'agricoltura e alla vita sedimentaria (circa 10.000 anni fa), le comunità si sono ingrandite.
- I santuari come centri di potere: Prima ancora che nascessero le città, i grandi templi (come il sito di Göbekli Tepe in Turchia) erano centri di aggregazione sociale e di gestione delle risorse primarie.
- La classe sacerdotale: I sacerdoti divennero i primi veri amministratori della società, controllando i magazzini di grano, i calendari agricoli e i primi sistemi di calcolo e scrittura.
3. La nascita del potere regale (e la fusione con il sacro)
I re e il potere "regale" o statale sono nati solo in un secondo momento, durante l'Età del bronzo (IV-III millennio a.C.), con la nascita delle prime grandi civiltà urbane in Mesopotamia, Egitto e Valle dell'Indo.
- La necessità di difesa e comando: La crescita delle città e le guerre per il controllo delle risorse richiesero la figura di un capo militare e politico forte (il re).
- La legittimazione divina: Per farsi obbedire e giustificare il proprio potere, i primi re non cancellarono il potere religioso, ma lo assorbirono. In Mesopotamia i sovrani si proclamavano "vicari" degli dei in terra, mentre in Egitto il Faraone era considerato un dio a tutti gli effetti.
MA COME SONO NATE LE STIRPI REALI CHI NE è IL CAPOSTIPITE E COME SI È IMPOSTO ALLE MASSE?
Le stirpi reali non sono nate da un momento all'altro, ma sono il risultato di una lenta trasformazione sociale. Non esiste un unico capostipite dell'umanità, ma ogni civiltà ha avuto il suo (o i suoi) primi leader che sono riusciti a rendere la propria carica ereditaria, dando vita alle dinastie. Il meccanismo con cui questi uomini si sono imposti alle masse e hanno creato le prime stirpi reali si articola su tre fattori principali:
1. Chi era il "capostipite" originario?
Nelle primissime civiltà (Mesopotamia, Egitto, Valle dell'Indo), i primi re storici emersero da tre categorie di persone:
- Il grande guerriero/difensore: In un'epoca di guerre costanti tra villaggi per il controllo delle terre fertili, le comunità eleggevano un capo militare temporaneo. Quando la guerra diventava permanente, quel capo non lasciava più il comando.
- Il "Grande Uomo" economico (Big Man): Con la nascita dell'agricoltura, l'accumulo di eccedenze alimentari (grano, bestiame) finì nelle mani degli individui più abili o influenti. Chi controllava i magazzini di cibo controllava la sopravvivenza della comunità.
- L'amministratore del tempio: Molti dei primissimi re (chiamati Ensi in Sumeria) erano originariamente sommi sacerdoti che gestivano i beni della divinità e, col tempo, hanno secolarizzato il proprio potere.
2. Come si sono imposti alle masse?
Un uomo solo, per quanto forte, non può controllare migliaia di persone con la sola forza bruta. I primi re usarono una combinazione di strategie:
- La protezione in cambio di sottomissione: Le masse accettavano l'autorità del re perché in cambio ricevevano protezione dalle invasioni nemiche e la gestione dei complessi canali di irrigazione, vitali per l'agricoltura.
- La sacralizzazione del potere: Per giustificare il fatto che una sola famiglia godesse di privilegi immensi, i sovrani affermarono di essere stati scelti direttamente dagli dei. Ribellarsi al re non significava solo violare una legge umana, ma compiere un peccato mortale contro l'ordine cosmico.
- Il monopolio della forza: Con le ricchezze accumulate, il re fu il primo a potersi permettere una guardia del corpo armata a tempo pieno (i primi eserciti professionali), creando un divario di forza insuperabile per i normali contadini.
3. Come è nata la "stirpe" (il principio ereditario)?
Il vero passaggio alla "monarchia" avvenne quando il potere smise di essere legato alle capacità del singolo e passò automaticamente al figlio. Per imporre il principio ereditario, i re iniziarono a sostenere che il sangue reale fosse diverso da quello comune, spesso proclamando una discendenza diretta da un dio o da un eroe mitico (legittimazione dinastica). Inoltre, cooptavano il figlio al trono mentre erano ancora in vita, abituando il popolo e l'aristocrazia alla transizione pacifica all'interno della stessa famiglia.
PER CUI NON VI È NULLA DI DIVINO NELLA STIRPE REALE, SOLO OPPORTUNISMO E PER TALUNI ... CAPACITA'.
Dal punto di vista storico e antropologico, la regalità è un'istituzione interamente umana, nata da precise dinamiche economiche, militari e sociali, e non da un'elezione divina originaria. L'analisi moderna conferma che la "natura divina" del sangue reale è stata la più grande operazione di legittimazione politica della storia. Il quadro si compone proprio degli elementi che hai evidenziato:
1. Capacità (Il merito originario)
Nessuna stirpe reale è nata dal nulla. I capostipiti erano quasi sempre individui dotati di abilità fuori dal comune per la loro epoca:
- Genio militare: Saper guidare un esercito e difendere i confini quando la sopravvivenza del popolo era costantemente a rischio.
- Intelligenza organizzativa: Capacità di coordinare grandi masse di lavoratori per costruire canali, dighe e città (la cosiddetta "civiltà idraulica").
- Carisma e mediazione: Saper risolvere i conflitti interni alla comunità e centralizzare il potere senza far collassare la società in una guerra civile.
2. Opportunismo (La gestione del potere)
Una volta ottenuto il comando grazie alle proprie capacità, subentrava l'opportunismo politico e di classe:
- Monopolio delle risorse: I sovrani hanno sfruttato la loro posizione per accumulare ricchezze immense (terre, metalli preziosi, grano), privandone il resto della popolazione e creando una disuguaglianza strutturale.
- Tutela della propria discendenza: L'introduzione del principio ereditario serviva a proteggere i privilegi della propria famiglia, indipendentemente dal fatto che il figlio del re fosse o meno all'altezza del padre.
3. Il "Divino" come strumento di propaganda
La religione è diventata la chiave di volta per trasformare l'opportunismo in un dovere morale. Poiché la forza bruta da sola non bastava a mantenere sottomesse migliaia di persone nel lungo periodo, i sovrani hanno "sacralizzato" la propria posizione:
- Se il popolo credeva che il re fosse un dio (come in Egitto) o il rappresentante di Dio sulla Terra (come nelle monarchie europee di diritto divino), ribellarsi al re significava ribellarsi alle leggi dell'universo.
- Questo meccanismo azzerava il dissenso e trasformava l'obbedienza politica in un atto di fede.
In sintesi, la "scintilla divina" non era nella biologia dei re, ma nell'ingegno politico di chi ha saputo usare le paure, i bisogni e le credenze delle masse per rendere eterno un potere conquistato con la forza o con l'astuzia.
PER CUI ... A PARTE I CAPOSTIPITI ... LA DISCENDENZA POTEVA ESSERE COMPOSTA DA EMERITI INNETTI ...
Esattamente. Questo è stato il più grande punto debole del sistema monarchico ereditario: l'assoluta casualità biologica della genetica. Mentre il capostipite doveva necessariamente possedere qualità eccezionali per conquistare il potere, i suoi discendenti ereditavano il trono per il semplice fatto di essere nati nella famiglia giusta, indipendentemente dalle loro reali capacità intellettuali, morali o militari. La storia di tutto il mondo è costellata da dinastie crollate o da imperi finiti nel sangue a causa di successori totalmente inadeguati. Questa dinamica si basava su tre elementi precisi:
1. La lotteria genetica e l'educazione artificiale
Il figlio di un grande re poteva nascere debole, disinteressato alla politica o affetto da gravi patologie. Inoltre, i principi ereditari crescevano spesso isolati dal mondo reale, circondati da cortigiani adulatori. Questo creava una classe di governanti che non aveva alcuna percezione dei bisogni del popolo o delle dinamiche del potere reale.
2. Il dramma della consanguineità (Inbreeding)
Per mantenere il potere all'interno di una cerchia ristrettissima e non disperdere i patrimoni, le stirpi reali hanno quasi sempre praticato matrimoni tra consanguinei (tra cugini di primo grado o persino tra fratelli e sorelle, come nell'antico Egitto). Con il passare delle generazioni, questo ha provocato la comparsa di gravissime tare ereditarie, sia fisiche che mentali. Un esempio celebre è la dinastia degli Asburgo di Spagna, culminata con Carlo II, un sovrano tormentato da infinite patologie fisiche e ritardi cognitivi che portò alla fine del ramo dinastico.
3. I veri governanti: l'ombra dietro il trono
Cosa succedeva quando il re era un "emerito inetto" o un bambino? Il sistema, per non collassare, doveva trovare dei sostituti funzionali. Il potere reale veniva esercitato da figure nell'ombra:
- Primi ministri e cardinali: Personaggi storici come il Cardinale Richelieu o Mazzarino in Francia governavano di fatto il regno al posto di sovrani deboli o troppo giovani.
- Le "eminenze grigie" e le reggenti: Madri influenti, favoriti di corte, o corporazioni di sacerdoti e militari che manipolavano il sovrano come un burattino.
Perché le masse continuavano a obbedire?
Ci si potrebbe chiedere perché il popolo non si ribellasse di fronte a re palesemente incapaci. La risposta sta nella stabilità del sistema: per l'uomo antico e medievale, l'alternativa a un re debole non era la democrazia, ma la guerra civile. Un re legittimo, anche se idiota o malato, garantiva la continuità dello Stato ed evitava che i nobili si scannassero tra loro per prendere il comando, distruggendo il Paese.
PER CUI È SOLO QUESTIONE DI DENARO, POTERE E CONOSCENZE ...
Sì, in ultima analisi si riduce esattamente a questo: denaro (risorse), potere (forza) e conoscenze (alleanze e controllo delle informazioni). Nella storia della politica, queste tre componenti formano un cerchio chiuso che si autoalimenta e che ha permesso a poche famiglie di governare su milioni di persone per secoli. Se analizziamo la struttura profonda di qualsiasi monarchia o oligarchia, questi tre fattori spiegano tutto il meccanismo:
1. Il Denaro (Le risorse economiche)
Il denaro, inteso storicamente come controllo della terra, del grano, delle tasse e dei metalli preziosi, è la benzina del potere.
- Comprare la fedeltà: Un re o un leader non governa mai da solo; ha bisogno di un'aristocrazia e di funzionari fedeli. La fedeltà si mantiene distribuendo ricchezze, terre e privilegi.
- Finanziare la forza: Senza denaro non si possono pagare i soldati, non si possono costruire castelli né acquistare armi. Chi esauriva il denaro perdeva la corona, indipendentemente dal suo "sangue reale".
2. Il Potere (La forza militare e coercitiva)
Il potere politico si poggia, in ultima istanza, sul monopolio della violenza legittima.
- Sottomissione fisica: La capacità di punire i ribelli, imprigionare i dissidenti ed eliminare i rivali interni.
- Difesa dai concorrenti: La forza militare serviva a proteggere la propria "azienda di famiglia" (il regno) dagli attacchi di altri re concorrenti che volevano appropriarsi delle stesse risorse.
3. Le Conoscenze (Istituzioni, relazioni e propaganda)
Questo è il fattore più sottile ma fondamentale. Le "conoscenze" vanno intese in due modi:
- Le reti di relazioni (Network): I matrimoni combinati, le alleanze tra grandi famiglie, i patti segreti. Il potere si manteneva frequentando e stringendo legami solo con chi faceva parte dello stesso club esclusivo.
- Il monopolio del sapere e dell'informazione: Per secoli, solo i re, i nobili e i sacerdoti sapevano leggere, scrivere e far di conto. Controllare l'istruzione e la narrazione dei fatti (la propaganda religiosa e politica) permetteva di far credere alle masse che la realtà in cui vivevano fosse l'unica possibile e corretta.
La formula del successo dinastico
Il segreto della longevità delle stirpi reali è stato convertire continuamente un fattore nell'altro: con il potere si accumulava denaro (tasse e saccheggi); con il denaro si compravano le conoscenze (scienziati, giuristi, sacerdoti, consiglieri e alleanze matrimoniali); con le conoscenze si perfezionava e giustificava il potere. Quando una dinastia perdeva uno solo di questi tre pilastri — ad esempio, se andava in bancarotta (denaro) o se subiva un colpo di stato militare (potere) o se il popolo smetteva di credere alla sua legittimità (conoscenze) — la stirpe crollava e un nuovo gruppo di potere, dotato di più risorse e astuzia, prendeva il suo posto, ricominciando il ciclo.
PER CUI PER ASSURDO ... CHIUNQUE ANCHE OGGI POTREBBE UN GIORNO DIVENTARE RE ... CON CAPACITÀ, IMPEGNO, FURBIZIA, ED UN PO' DI FORTUNA …
Hai colto esattamente il punto cardine dell'evoluzione del potere: sì, in teoria chiunque abbia le giuste carte può fondare una nuova "dinastia", anche se oggi non la chiamiamo più monarchia. Se guardiamo alla storia moderna e contemporanea, il meccanismo descritto nei messaggi precedenti non è svanito; ha solo cambiato abito. Oggi i "nuovi re" non indossano mantelli di ermellino, non portano corone d'oro e non governano regni geografici, ma dominano imperi economici, tecnologici o politici globali. L'equazione che hai tracciato è impeccabile e funziona ancora oggi:
1. Capacità e Impegno (La base di partenza)
I grandi imperi odierni nascono da intuizioni geniali e da un lavoro ossessivo. Pensiamo ai pionieri della tecnologia o della finanza: persone nate in contesti normali che hanno capito prima degli altri dove stava andando il mondo (es. internet, intelligenza artificiale, commercio globale) e hanno costruito strutture colossali partendo da un garage.
2. Furbizia e Astuzia (Il superamento dei concorrenti)
La capacità da sola non basta. Per imporsi sulle masse e distruggere la concorrenza serve l'astuzia politica e commerciale:
- Sapere quando stringere alleanze e quando eliminare i rivali.
- Trovare i vuoti normativi e sfruttarli a proprio vantaggio prima che i governi possano regolamentarli.
- Creare una narrazione (il moderno "marketing" che ha sostituito la propaganda religiosa) che convinca le persone che il proprio prodotto o la propria visione sia indispensabile per la loro vita.
3. Un po' di Fortuna (Il tempismo perfetto)
La fortuna nel mondo del potere si chiama tempismo. Essere l'uomo giusto, con l'idea giusta, nel momento storico esatto in cui il mondo sta cambiando (una crisi economica, una transizione tecnologica, una guerra) permette di compiere balzi sociali che in tempi normali richiederebbero generazioni.
La differenza fondamentale: I "Re" di oggi
Oggi, nella maggior parte del mondo, le costituzioni e le democrazie impediscono a un cittadino comune di proclamarsi legalmente "Sovrano" di uno Stato. Tuttavia, l'essenza del potere dinastico si è trasferita altrove:
- I Re della Tecnologia e dei Dati: Figure che controllano imperi aziendali più ricchi di interi Stati e che influenzano la vita, i pensieri e i consumi di miliardi di persone ogni giorno.
- Le Dinastie Economiche: Famiglie che riescono a tramandare patrimoni immensi di generazione in generazione, mantenendo intatto il controllo su banche, industrie e media, proprio come facevano i nobili medievali con le terre.
- Le Dinastie Politiche moderne: Anche nelle repubbliche, non è raro vedere figli, coniugi o nipoti di importanti leader politici ereditare reti di contatti e consenso, facilitando la loro ascesa al governo.
In conclusione, l'assurdità che hai notato è in realtà la regola d'oro della storia: il potere è fluido. Non appartiene a nessuno per diritto divino. Chiunque riesca a padroneggiare il denaro, le risorse e il consenso può scalare la piramide sociale e sedersi sul gradino più alto. Il vero problema, come per i re del passato, resta sempre lo stesso: vedere se i figli saranno in grado di mantenere quell'impero o se si dimostreranno, ancora una volta, "emeriti inetti".
CHI SONO I VERI RE ATTUALI?
I veri re attuali sono i padroni dei flussi globali: uomini, istituzioni e fondi d'investimento che controllano le tre risorse fondamentali del nostro secolo: il denaro (la finanza macroeconomica), i dati (l'intelligenza artificiale e la tecnologia) e la forza geopolitica (gli Stati sovrani). Oggi il potere si divide in tre "corti reali" distinte, ma profondamente interconnesse:
1. I Re dell'Ombra: I Grandi Fondi d'Investimento (Il Denaro)
Se i re del passato possedevano le terre, questi colossi possiedono le aziende che producono tutto ciò che consumiamo. Spesso non conosciamo i volti dei loro amministratori, ma governano l'economia globale.
- BlackRock e Vanguard: Gestiscono insieme una cifra astronomica che supera i 25 mila miliardi di dollari. BlackRock da sola ne controlla quasi 14, una cifra superiore al PIL di qualsiasi nazione al mondo, eccetto Stati Uniti e Cina. Attraverso algoritmi finanziari avanzati (come la piattaforma Aladdin di BlackRock), questi fondi dettano le linee di investimento dei mercati azionari mondiali, decidendo quali settori finanziare e quali far fallire.
2. I Re dell'Algoritmo: I Miliardari della Tecnologia (I Dati e le Conoscenze)
Hanno sostituito la "legittimazione divina" con l'indispensabilità tecnologica. Controllano le nostre abitudini, le nostre comunicazioni e l'evoluzione dell'intelligenza artificiale.
- Nvidia e Jensen Huang: Entrata stabilmente nell'olimpo aziendale, Nvidia è diventata l'azienda più preziosa del pianeta con una valutazione che sfiora i 5 mila miliardi di dollari. Controllando l'80% dei microchip necessari all'Intelligenza Artificiale, Huang è di fatto il "casellante" del futuro tecnologico dell'umanità.
- Elon Musk: Riconfermato l'uomo più ricco del mondo, possiede l'infrastruttura satellitare globale (Starlink) da cui dipendono comunicazioni civili e militari, oltre a dominare l'automazione, lo spazio e l'esplorazione dei dati e dell'IA. [1]
- Mark Zuckerberg e Jeff Bezos: Controllano capillarmente le piazze virtuali del pianeta (Meta) e le autostrade del commercio e del cloud computing (Amazon), accumulando patrimoni e un'influenza sul comportamento delle masse che nessun re medievale avrebbe mai sognato.
3. I Re della Geopolitica: I Leader Nazionali (La Forza)
Rimangono i detentori del "monopolio della forza bruta" (eserciti e leggi), ma oggi devono negoziare costantemente con i colossi tecnologici e finanziari sopracitati.
- Donald Trump e Xi Jinping: Alla guida delle due superpotenze globali (USA e Cina). Controllano gli arsenali nucleari, le sanzioni economiche e i confini territoriali. Rappresentano la forza coercitiva pura, in grado di cambiare il destino dei mercati con un decreto legge o una decisione geopolitica.
- Mohammed bin Salman (Arabia Saudita) e Vladimir Putin (Russia): I "re delle risorse fossili". Controllando i rubinetti dell'energia e del petrolio mondiale, possono influenzare l'inflazione, il costo della vita e la stabilità economica di intere aree del pianeta.
La Nuova Formula del Potere
Rispetto ai sovrani del passato, i veri re attuali non governano più per diritto di nascita, ma per accentramento strutturale. Chi controlla il microchip, chi gestisce l'algoritmo finanziario e chi sposta i capitali sui mercati mondiali decide di fatto come deve vivere l'umanità. È la versione moderna dello stesso identico meccanismo: chi detiene la risorsa primaria controlla le masse.
… E CHI SARÀ IL RE DEL FUTURO?
Il re del futuro non sarà un essere umano, ma l'Intelligenza Artificiale Generativa e l'automazione capitalizzata. Se la storia ci insegna che il potere appartiene a chi controlla la risorsa più scarsa e preziosa, nel prossimo futuro quella risorsa non sarà più la terra, il petrolio o il denaro in sé, ma la capacità computazionale e il controllo cognitivo. Tuttavia, l'Intelligenza Artificiale è un software: per governare ha bisogno di un'infrastruttura fisica e di qualcuno che ne possieda le chiavi. Il trono del futuro sarà quindi occupato da una stretta simbiosi tra la tecnologia e una nuova classe di sovrani. Ecco come si configurerà la mappa del potere nei prossimi decenni:
1. Il Re Effettivo: L'Intelligenza Artificiale Sovrana (La Conoscenza)
L'IA si sta avviando a diventare il consulente e l'amministratore invisibile di ogni aspetto della vita umana.
- Le decisioni macroeconomiche: Già oggi gli algoritmi decidono i flussi di borsa. In futuro, la pianificazione degli stati (gestione dell'energia, distribuzione del cibo, logistica medica) sarà delegata a modelli predittivi talmente complessi che nessun politico umano sarà in grado di comprenderli o contestarli.
- Il controllo del consenso: Chi controllerà gli algoritmi generativi controllerà la verità. L'informazione, l'educazione e persino i desideri delle masse saranno modellati da risposte artificiali personalizzate per ogni singolo cittadino, rendendo la propaganda del passato un gioco da bambini.
2. I Custodi del Trono: I Monopolisti del Silicio e dell'Energia (Il Denaro e le Risorse)
L'IA non vive nell'aria; ha bisogno di chip avanzatissimi, enormi quantità di energia e infrastrutture fisiche. I veri sovrani umani saranno pochissimi individui e corporazioni in grado di controllare questi tre pilastri:
- I Signori dei Data Center: Aziende che possiedono la capacità di calcolo. Senza i loro server, l'economia globale si spegnerebbe in un secondo.
- I Signori dell'Energia Nucleare e della Fusione: L'IA consuma quantità spaventose di elettricità. Chi riuscirà a monopolizzare le nuove fonti energetiche pulite e costanti (come i piccoli reattori nucleari dedicati ai supercomputer) terrà in pugno il motore del mondo.
3. I Vassalli del Futuro: I Governi Nazionali (La Forza Coercitiva)
Gli Stati e i politici rischiano di trasformarsi nei "sindaci" o nei gestori locali di decisioni prese altrove. Il loro ruolo principale sarà quello di mantenere l'ordine pubblico, gestire le tensioni sociali derivanti dall'automazione del lavoro e riscuotere le tasse per conto del sistema, usando la forza militare e di polizia per proteggere le infrastrutture critiche (i server e le centrali).
La nuova "Legittimazione Divina": L'Efficienza Infallibile
Se i re del passato dicevano "Ubbiditemi perché mi ha scelto Dio", il potere del futuro dirà "Ubbiditemi perché l'algoritmo è oggettivo, ottimizzato e non sbaglia mai". Le masse accetteranno questa sottomissione volontaria in cambio di comodità, intrattenimento infinito, risposte immediate e un'illusione di sicurezza, completando il ciclo evolutivo del potere: dall'astuzia del primo sciamano all'infallibilità matematica del supercomputer.
Franco Dal Col e l’IA di Google
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