Il lavoro perde di valore
Il video di Giacchè si chiude con una frase che è strettamente tecnica, ma che spero riuscire a spiegare anche al pubblico di non esperti che mi potrebbero leggere. “Una differenza di competitività tra due aree economiche si può sanare solo in tre modi. O si svaluta la moneta, o si investe per migliorare la produttività, o si realizza una deflazione interna”.
A vantaggio della casalinga di Voghera devo manipolare i concetti espressi nel video e riformularli.
Le aziende italiane vendono in Italia, in Europa, e fuori dall’Europa, nel mondo. Era così prima dell’Euro ed è così anche oggi, nell’era della moneta unica. Vendere fuori dall’Europa ci è diventato più difficile, perché abbiamo una moneta più forte, rispetto alla vecchia Lira, quindi abbiamo perso competitività, e si vende meno. Ma anche dentro l’area Europea vendiamo meno perché ci troviamo a competere con aziende tedesche che hanno la nostra stessa moneta.
Se il tedesco acquistava la FIAT con i suoi marchi avrebbe avuto uno sconto dato dalla valuta, mentre oggi che le FIAT sono quotate in Euro gli costano di più, e non le compra. (Accenno alle auto, ma la cosa vale per ogni prodotto). E' lo stesso problema che ha costretto al fallimento praticamente ogni ditta della DDR. D’altra parte perché mai la FIAT dovrebbe investire per aumentare la propria capacità produttiva proprio ora che sta vendendo di meno?
L’operazione le risulta rischiosa, e non lo fa. L’unica strada quindi è abbassare il costo del lavoro, ovvero pagare meno gli operai. La famosa “deflazione interna”. Le FIAT ridiventano competitive per il mercato straniero (Europeo o extra europeo) perché hai pagato meno chi le costruisce: gli operai. Fateci caso che tutte le riforme che si stanno ponendo in essere oggi in Italia sono indirizzate al tema del lavoro: rendere più facile i licenziamenti, diminuire le tutele dei lavoratori e favorire gli impieghi brevi, flessibili proprio per favorire questo possibilità. Purtroppo questa strada porta a togliere potere d’acquisto a tutti i lavoratori, che sono poi coloro che acquistano i prodotti anche delle aziende italiane, e così si spiega perché anche queste vendono meno, obbligandole a loro volta a ridimensionare ulteriormente i costi del lavoro ovvero a lasciar a casa gli operai che diventano disoccupati.
Nel pesante articolo precedente spiegavo come le aziende tedesche, che competono con noi nel nostro stesso mercato, quello Europeo, con la nostra stessa moneta, han potuto utilizzare costi del lavoro più bassi rispetto a quanto accadeva prima dell’unificazione, perché la forza lavoro liberatasi dagli ex DDR ha favorito questo processo. Non solo, ho scritto che han rilevato anche le relazioni commerciali delle aziende comuniste, aziende che han permesso loro di far realizzare fuori dal loro territorio dei semilavorati che han aumentato la loro competitività. Gli operai delle aree comuniste costavano meno degli europei occidentali e questo ha ulteriormente reso competitivi i prodotti tedeschi, a discapito dei loro concorrenti: noi italiani.
Le aziende italiane che non avevano più l’arma della moneta ma che si son travato anche i costi lavoro tedeschi abbassati son state costrette o a chiudere (cosa accaduta, quando si parla di un quarto della nostra industria morta si parla di questo) o a delocalizzare (e qui si spiega la crisi occupazionale causata e dalla chiusura e dalle delocalizzazione). A Treviso l'areoporto ha creato la conessione Italia Romania per favorire la nascita di aziende italiane in quelle terre, e Timișoara era diventata l'ottava provincia veneta per numero di abitanti leggevo anni fa in un articolo di cui non ritrovo la fonte. Come si sarebbe potuto risolvere in passato una simile situazione?
Facendo intervenire lo Stato. Gli investimenti che i privati non han interesse a fare, lo abbiamo visto, han i magazzini pieni e non han certezza di vendere, quindi non investono, li dovrebbe fare lo Stato. Come? Attraverso quella cosa che si chiama trasferimenti. E son trasferimenti anche i sussidi che lo Stato va a concedere a chi ha perso il lavoro, per mettere in mano ai suoi cittadini quella ricchezza necessaria per continuare a vivere, altrimenti costoro devono emigrare. Che è quel che sta accadendo (Rif 1)
Bene, proprio i trattati europei impediscono allo Stato di spendere, chiudendo ogni via di salvezza sia alle aziende italiane che ai cittadini/lavoratori. E’ per ciò che questa crisi non avrà fine, ma la storia della ex DDR ce lo testimonia: dopo venticinque anni i flussi migratori sono ancora da est verso ovest.
Ultima carta da giocare è l’erogazione da parte della BCE di quei trasferimenti che possono rimettere in piedi il giocattolo. E qui crolla tutto perché abbiamo l’esempio della Grecia e sappiamo che i trasferimenti vengono concessi a condizioni disastrose che fanno capo alle privatizzazioni. (rif 2)
La troika ci darà del denaro solo alle condizioni che loro ritengono interessanti e saranno condizioni non soddisfacenti per il popolo, posto che l’ultimo spezzone del video lascia aperti dubbi anche su questa strada. E andiamo ad ascoltare questi dubbi espressi da Giacchè.
Mirco Venzo, Treviso 05/05/2017 #qzone
Rif 1 http://qzone.it/index.php/q-arts/275...
Rif 2 http://qzone.it/index.php/q-econom...

