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20160727 VM Schiavo[Debito #3/6]

Anticamente presso i Mande, gruppo etnico africano che spazia su più aree, dalla Costa d‘Avorio, alla Liberia, al Senegal e non solo, quando i prigionieri di guerra erano condotti davanti ai vincitori, veniva loro offerto il degue (poltiglia di latte e miglio) affinché non morissero a stomaco vuoto. Dopodiché si presentavano loro le armi perché si uccidessero. Chi rifiutava veniva oltraggiato dal suo rapitore e trattenuto per essere asservito. Egli aveva accettato il disprezzo con il quale lo si privava della personalità! Il lettore potrà ora comprendere perché le madri spartane (Grecia antica) dicevano ai propri figli: “Torna con il tuo scudo o sopra di esso”. In guerra si va solo per vincere, a costo della propria vita! Chi rimane vivo in caso di sconfitta ha tradito un ideale, i compagni che sono morti per la causa, il proprio Paese. È per tanto un uomo senza onore. L’onore a prima vista non ha nulla a che fare con il denaro. Ma le motivazioni che sono alla base della schiavitù, lista redatta dal sociologo egiziano Ali ‘Abd al-Wahid Wafi, contraddicono terribilmente questa prima impressione. Si diventa schiavi per: – la legge del più forte (catturato in guerra o rapito, cosa che era diffusa negli anni 70/80 anche in Italia, vedi rapimenti in Sardegna e per mano dei 'ndranghetisti calabresi) – una sanzione legale (la più diffusa è per non aver pagato un debito) – l’esser stato venduto dalla propria famiglia – volontaria decisione di vendersi come schiavo. L’egiziano nella sua analisi afferma che tutte queste situazioni si possono riassumere in una considerazione: un uomo diventa schiavo solo quando l’alternativa è la morte. Ciò vale sicuramente per le situazioni forzose e per chi vende se stesso o i figli (a meno che non ci si trovi di fronte a patologie mentali i figli si vendono per salvare il resto della famiglia che sta morendo di fame, cosa abbastanza diffusa soprattutto nella Cina antica). Ma come la mettiamo, questa è una mia domanda, con chi viene reso schiavo per non aver pagato il proprio debito? È questa una motivazione economica, come lo sono sempre d'altro canto (e sono rare le eccezioni) le ragioni che spingono due popoli ad andare in conflitto. Certo, spesso ben mascherate da parole quali “Onore”, “Gloria”, “Patria”… ma poi, anche analizzando le guerre greche, la motivazione di molti conflitti era l’accesso ai porti migliori per i commerci, il costringere altre Polis a pagare dei tributi e la necessità di reperire gli schiavi. Nella Grecia antica, gli aristocratici a parole “schifavano” il denaro e si occupavano della Polis e di servire con coraggio la propria città in battaglia… ma nei campi a coltivare il grano e a raccogliere le olive, spesso a controllare i greggi, c’erano gli schiavi. In casa i lavori domestici venivano svolti dalle serve, spesso anch'esse schiave. Non si riesce, a mio avviso, a comprendere perché il guerriero sia così importante nella cultura ellenica (e non solo in quella) se non inseriamo il vantaggio economico di avere un esercito forte e preparato. E allora si inizia a comprendere perché il debito, ovvero una motivazione meramente economica, può ridurre ad una cosa (res in latino) un essere umano. Si inizia a comprendere come, mascherate da ideali “alti”, vi siano motivazioni legate a convenienza materiale, tanto da far diventare una persona umana un oggetto che si può vendere ed acquistare. Graeber analizza questo percorso giuridico, andando a spulciare tra le leggi degli antichi romani. Cosa che riassumerò nel prossimo articolo dove si approfondirà il tema.


Mirco Venzo - Treviso, 26/07/2016 #qzone

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