[Debito #2/6]
Analizzando la nascita del burqa, abbiamo visto che la figura femminile è rimasta imbrigliata in evoluzioni strettamente riconducibili a mere questioni economiche. Le crisi causate da debiti che non si riuscivano a pagare comportavano la consegna di quanto s’era dato in pegno al creditore, spesso i figli. Ritengo interessante parlare dell’idea di onore che avevano i Greci, sempre prendendo spunto dalle affermazioni rintracciate nel libro “Debito” di Graeber. In questo articolo integrerò gli spunti forniti dal testo dell’antropologo americano con altre mie conoscenze.
La figura chiave della mitologia, ma anche della società greca, è il guerriero. I Greci sono costantemente in guerra gli uni con gli altri, e non stupisce che la cultura greca si basi su racconti inneggianti al conflitto. L’Iliade è la narrazione di gesta belliche compiute da Achille, da Ettore, da Agamennone e da Aiace Telamonio (tradotto in latino con il termine Ajax, guarda caso il nome della famosa squadra olandese di Amsterdam che ha l’effige dell’eroe greco come simbolo del proprio club).
Pure l’Odissea ci aiuta a comprendere perché l’eroismo e l’onore devono essere riconosciuti ai soldati. Il guerriero è colui che per una causa superiore, un valore o la Patria - comunque mai un interesse personale - è pronto a sacrificare tutto, in primis la propria vita. E se questo concetto di rischio diretto viene ben descritto dall'Iliade, nell'Odissea Omero, o chi ideò quella saga, va a sottolineare altri aspetti di rischio e di sacrificio: i rischi del viaggio in mare, le pene dell’esilio e la lontananza dalla famiglia. Ogni guerriero in un attimo può perder tutto. In battaglia si può rimanere senza la propria vita, ma si può altresì perdere ogni affetto famigliare.
L’Odissea, oltre che un pretesto per esaltare alcune caratteristiche mentali di un guerriero (Ulisse), ci parla anche di queste sofferenze. Delle pene dell’esilio che sono sempre da mettere in conto per ogni soldato che parte per un conflitto. Anche chi non viene ucciso può sempre esser catturato e diventare schiavo del vincitore. È quanto capitò all'imperatore romano Valeriano, dice Greaber, quando catturato dal re sasanide Sapore I, lo utilizzò come suo poggiapiedi per salire a cavallo. L’onore quindi è molto lontano dal denaro. Il mondo aristocratico greco guarda con spregio il mondo mercantile che si arrabatta per queste monete, per il vile tornaconto personale che è tipico dei mercanti. L’aristocrazia greca si interessa della cosa pubblica, fa politica, si prepara fisicamente per esser pronta all'impegno bellico che è sempre probabile in quei territori e a quei tempi.
E però, che il denaro fosse cosa disprezzabile è questione tutta da dimostrare, visto che la classe mercantile, quella che non si occupava di Polis, e che apparentemente non esaltava le guerre, andò al potere, creando grandi perplessità anche tra i filosofi. Questo non è scritto nel libro di Graeber, ma vale la pena ricordare al lettore che il termine stesso democrazia (letteralmente potere al popolo) non stava a significare che ogni greco partecipava alle decisioni politiche, ma solo che venne allargata la scelta di coloro che potevano decidere includendo anche una nuova classe emergente: proprio quei mercanti che si preoccupavano soprattutto di arricchirsi. In origine infatti erano solo i nobili, gli arconti, a prendere le decisioni che interessavano la città.
Se la mitologia esaltava l’eroe incorruttibile che mai si sarebbe venduto per denaro, la vita quotidiana invece era impregnata di sotterfugi d’ogni tipo e le monete dei mercanti erano molto utili per comperare o per vendere, anche le decisioni politiche, come i sofisti pragmaticamente affermavano. Anche l’attività eroica dei guerrieri aveva conseguenze dirette nel mondo economico che ridimensiona, e di molto, a mio personale avviso, l’aura dei valori greci. Nel prossimo articolo scriverò circa l’istituzione della schiavitù e spiegherò perché credo poco nella purezza degli ideali aristocratici dei Greci. L'aristocrazia (dal greco, àristos, "Migliore" e cràtos, "Potere") è una forma di governo nella quale poche persone (che secondo l'etimologia greca del termine dovrebbero essere i "migliori") controllano interamente lo Stato.
Mirco Venzo - Treviso, 25/07/2016 #qzone

