
L'associazione Sguardi Fotografici di Carbonera (TV) che da poco sfrutta la nuova sede, splendida, vicinissima all’ufficio postale, dimostra di non temere le malelingue e ha indetto una serata sul fotografo più scomodo che il panorama possa offrire: Robert Mapplethorpe (rif. 1) A gestire la patata bollente in qualità di relatore, che poi si è anche assunto l’ingrato onere di scegliere le foto da presentare al pubblico, Piero Mazzoli, fotografo professionista e appassionato di quest’arte. Mapplethorpe era gay senza riserve e amava il mondo del sadomasochismo; quell’ambiente andò a fotografare con uno stile, una forza ed una capacità, sconvolgenti. Uomini dunque, preferibilmente nudi, meglio se di colore dove le chiacchiere che girano negli spogliatoi sportivi circa le ragguardevoli dimensioni dei loro organi riproduttivi trovano indiscussa conferma a guardare le immagini proposte durante la serata. Spesso il centro della foto era proprio quel pezzo di carne che tanta importanza assume negli accoppiamenti.
In rete si trovano documentari e riferimenti che spiegano come il nazismo, Adolf Hitler e molti dei gerarchi del III Reich (rif. 1 /2, tra i vari possibili ndr) si fossero interessati a temi esoterici e avessero investito non poche energie in ricerche che entrano nel territorio delle scienze occulte. A Rovigo, presso il Palazzo Rovarella si possono trovare le radici di tali interessi, presentati in modo quanto mai leggero e ammantato di fascino nella mostra che terminerà il 27 Gennaio cm a titolo Arte e magia - il fascino dell’esoterismo in Europa. Iniziamo con ordine andando a parlare della fine del 1800, quando l’umanità stava sperimentando l’esaltazione del progresso scientifico e tecnologico, la locomotiva era il simbolo di quest’era di prosperità e forza e la medicina, la chimica ed altre scienze nascenti o che da poco avevano avuto importanti e significativi successi, facevano presagire un futuro roseo per l’umanità.
Giancarlo Torresani ha presentato Fotografia & Respiro, una rassegna di grandi fotografie ove protagonista è l’atto di respirare. La prima immagine proposta è un fotomontaggio datato 1858, come a significare che l’odierno Photoshop non ha inventato nulla che già non fosse stato fatto; l’ha solo semplificato, soggetto della foto l’ultimo respiro di Hanry Peach Robinson. Non è la riproduzione di un evento realmente avvenuto, ma una ricostruzione teatrale, fatta con più immagini, di una scena immaginata. Per documentare un autentico decesso è stata scelta una foto di Josef Koudelka del 1963, estrapolata dal suo lavoro sugli zingari.
Sino al 6 gennaio 2019, presso il Palazzo dei Diamanti a Ferrara sarà possibile visionare una serie di opere del pittore, padre del realismo, Gustave Courbet (Rif. 1) già noto al vasto pubblico per la celeberrima quanto disinvolta Origin du monde (Rif. 2) tela del 1866 non presente a questa mostra comunque molto ricca d’interessi.
Il percorso propone 49 opere molte delle quali spiegate dall’audio guida inclusa nel prezzo del biglietto (13 euro per chi è privo di sconti). Da un padre del realismo mi aspettavo una pittura quanto mai ricca di dettagli, ed in effetti la pittura di Coubert è talmente fedele alla realtà da ricordare, in molti casi, delle fotografie a colori. I curatori della mostra han tenuto a precisare che spesso la chiave interpretativa delle opere si radica su simbolismi e affinità come la prima opera esposta,
I video cui s’ispira questo mio articolo non li potrete visionare, cari lettori, giacché dal web sono stati tolti. Il relatore che avevo molto apprezzato, tanto da salvare i due video nel mio PC era stato Alessandro Baricco il quale mi aveva fatto conoscere, sviscerandolo in aspetti tecnici e filosofici, uno scrittore che io non ho mai letto, Marcel Proust. (rif. 1). Ad un certo punto Proust traccia una linea di demarcazione tra l’artista e la persona normale. Individua un confine e uno o è al di qua, ed è un uomo/donna qualunque, o è al di là di quel confine, e può definirsi artista.
Sino al 28 ottobre 2018, in Piazza Pola, (Treviso centro) dentro la sede della Banca Mediolanum, è possibile visionare la mostra a titolo Trasparenze dell’artista trevigiana Elisa Rossi. I dipinti sono divisi in tre sessioni, la prima vede protagonista delle donne che spesso esibiscono la loro fisicità, in modo variegato, sempre però un velo, una retina, un qualcosa di trasparente è presente nell’opera ad interrompere la perfetta messa a fuoco del fruitore del quadro verso chi è rappresentato. La seconda sessione vede protagonisti amici e conoscenti dell’autrice, dove a non essere ben focalizzato è il volto, mascherato, sfuocato o comunque non perfettamente visibile.
Orizzonti Paralleli è il titolo della mostra a cielo aperto proposta a Treviso da Venetofotografia, curatore dell’iniziativa Giancarlo Torresani. “Viviamo tutti sotto il medesimo cielo, ma non abbiamo tutti lo stesso orizzonte!”, questa frase di Konrad Adenauer serve per orientare il visitatore in mezzo ai progetti esposti palesando immediatamente che l’esposizione si snoda su più livelli d’analisi. Se storicamente la fotografia era un arte che cercava di cogliere la verità e/o la bellezza, una frase dal piglio filosofico come quella ricordata apre la porta anche ad altre possibili chiavi interpretative dove il bello sta non nell’estetica dell’immagine, ma nel messaggio che vuole stimolare. Molti lavori possono essere apprezzati solo attraverso la ragione e la riflessione, non fermandosi al primo colpo d’occhio.
A Ponzano Veneto, presso la Casa dei Mezzadri (a ridosso della sede municipale) dal giorno 22 settembre sino al 6 ottobre 2018, è visitabile la mostra di fotografia del Mastro d’oro Ettore Piovesan. Ad organizzare l’iniziativa e consegnare il riconoscimento al fotografo è stato il circolo culturale Milo Burlini. “La fotografia è solo quella stampata, se non si può toccare, conservare e riprendere in un secondo tempo, non assolve ad una delle sue funzioni fondamentali, quella di preservare i ricordi. In questo senso sono molto lontano dalle nuove tecnologie che vogliono le immagini… ”.
Dal 15 al 30 Settembre 2018 presso Palazzo Sarcinelli, nel cuore di Conegliano (TV), il gruppo fotografico Inquadra espone il lavoro di diciannove autori sviluppanti, ognuno a suo modo, un tema particolarmente ostico da “catturare”: il tempo.
Alla 75° edizione del Festival internazionale d’arte cinematografica di Venezia è stato presentato El Pepe, una vita suprema, documentario del regista serbo Emir Kusturica (palma d’oro a Cannes nel 1995 con Undergound) su José “Pepe” Mujica, ex premier dell’Uruguay in carica dal 2010 al 2015.
Leggi tutto: José Mujica a Venezia per “El Pepe, una vita...
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