
Fotografia Europea 2018, il festival della fotografia di Reggio Emilia quest’anno ha come tema le rivoluzioni intese anche come ribellioni, cambiamenti e utopie. Varie sono le mostre che affrontano il tema, dislocate in differenti location, ma direi di partire dalla più singolare, e forse la meno fotografica di tutte, quella di Palazzo Magnani (corso Garibaldi 29) che ha come titolo Sex & revolution! Immaginario, utopia e liberazione (1960-1977). Fotografia Europea, è il titolo che da anni accompagna le varie mostre dislocate nella città di Reggio nell’Emilia, ma chi frequenta questo evento sa che la fotografia sta allargando i suoi confini e il fotografo contemporaneo sempre più spazia fuori dai canoni della fotografia tradizionale. Solo partendo da una tale premessa si riesce a comprendere come mai la sezione di Palazzo Magnani dia così poco spazio alle immagini fotografiche per darne molto di più a spezzoni di film, interviste video, riviste cartacee, copertine di dischi e libri.
E’ il titolo della mostra che Francesca Della Toffola propone nel ex Municipio di Volpago del Montello (ultimo piano) sino al 6 Maggio 2018. (entrata libera, orari Sabato 16,00 / 19,00 Domenica 10,30 / 12,30 – 16,00 / 19,00). La peculiarità delle opere esposte dall’artista è la circolarità delle immagine, realizzate da fotografia dove sono evidenti delle elaborazioni, per lo più si tratta di scatti sovrapposti. In ogni opera appare chiaro il connubio tra Francesca, sono tutti autoritratti, e la natura. E sono proprio questi temi, la natura, madre terra, la femminilità che han indotto l’ideatrice a scegliere di porre in circoli le sue immagini.
Chiude oggi la nona edizione di Trevignano Fotografia, la prestigiosa esposizione fotografica che si tiene a Villa Onigo. Il soggetto proposto dall’organizzazione è il viaggio, inteso non solo come viaggio fisico, ma anche come viaggio interiore. Approfittiamo della presenza di Francesca Della Toffola per chiederle com’è evoluto, quanta strada ha fatto, questa mostra da lei organizzata con l’aiuto di tutta l’amministrazione comunale. “Come sapete nella mostra di Trevigiano spingo per una fotografia di ricerca, privilegiando autori e lavori che solcano i nuovi orizzonti fotografici. Se mi volto indietro noto che il flusso di pubblico cresce di anno in anno e, anzi, constato con soddisfazione che alcune persone si ripresentano puntuali ogni anno, segno che la mostra sta fidelizzando un suo pubblico. Di questo sia io, sia l’amministrazione comunale e tutti i volontari che mi aiutano in quest’impresa, siamo molto soddisfatti”. In effetti va riconosciuto a Francesca e a chi collabora con lei che l’appuntamento di Trevignano sta diventando un evento artistico di livello che travalica i confini provinciali risultando un punto di riferimento per gli amanti della fotografia sperimentale di tutto il nord Italia.
Ieri la mia amica Laura mi ha portato a vedere la mostra organizzata da Marco Goldin a Vicenza: Van Gogh tra il grano e il cielo. Devo riconoscere che sono rimasto sorpreso dall’immagine che la mostra restituisce dell’artista olandese. Premetto che non ho particolari studi artistici alle spalle e che non ho letto le numerose ed ampie didascalie proposte nella mostra vicentina, quindi le riflessioni che seguono sono frutto del mio pensiero, magari ingenue per chi si cimenta nell’argomento, o addirittura errate, ma tant’è, su va Gogh si è scritto di tutto e di più, e se anch’io, che sono un fotografo, aggiungo una mia opinione credo non far danno a nessuno.
Domenica sorseggiando una birra rossa con la mia amica Laura, dopo aver visto il film di Gabriele Muccino A casa tutti bene, mi ritrovavo orgoglioso di essere italiano. Sempre nei film americani, dopo poche battute, comprendi chi sono i protagonisti e sai che tutte le avversità che si presenteranno, spesso improponibili nella realtà, saranno superate, e i due vivranno felici e contenti. In tutti i film americani forse no, ma nella stragrande maggioranza delle pellicole direi di sì. Nella pellicola di Muccino (come in quelle di molti altri nostri registi) la felicità non è mai scontata, pur se la si ricerca con fatica. Gli imprevisti della vita, mai sovrannaturali, ma legati alla quotidianità: problemi con il lavoro, una malattia, un incidente, un’amante che ci ha coinvolto, lo scorrere del tempo che ci muta fisicamente, lo scoprire come l’avvenenza e l’energia dei vent’anni se ne vadano di lustro in lustro, con ritmi diversi da persona a persona... Ecco! Tutte queste cose sono di ostacolo a quel “vissero tutti felici e contenti” che tanto spesso appare nelle pellicole d’oltre oceano.
Ascari e schiavoni – il razzismo coloniale a Venezia, è una mostra allestita da ISTRESCO (Istituto per la Storia della Resistenza e della Società contemporanea di Treviso) preparata per Ca’ Foscari nel 2017, ma come precisano gli organizzatori, “Treviso non è stata immune alla retorica coloniale che diffondeva parole, stereotipi e modi di pensare imperiali…” ed ecco che è stata riproposta anche nella Marca. L’esposizione è fruibile senza costi sino al 12 febbraio, dentro Palazzo dei 300, nel cuore della città. L’obiettivo è aprire spazi di riflessione su aspetti dimenticati e volutamente rimossi, quali quello della conquista coloniale italiana. Le ragioni di quest’oblio sono stati ricordati dalla Dottoressa Francesca Meneghetti, (rif. 1) parlandoci del campo di concentramento di Treviso (altrimenti detto di Monigo, che è un quartiere del capoluogo veneto). Gli Ascari
Sabato 27 gennaio, Palazzo dei 300 (Treviso) la sala è gremita e alcune persone sono costrette a rimanere in piedi, il tema proposto dall’associazione ISTRESCO è Il campo di concentramento di Monigo, una ricerca ancora aperta. Molti gli oratori presenti, alcuni provenienti dalla ex Jugoslavia, ma il presente articolo focalizzerà solo una delle esposizioni, quella della ricercatrice storica Francesca Meneghetti. A tre km dal centro di Treviso, v’era un campo di concentramento, precisamente dentro l’attuale caserma “Cadorin”, tale campo fu operativo per un periodo che va dal 1° luglio del 1942 al 8 settembre del 1943 (rif. 1) ed in questo lasso di tempo vi transitarono più di ventimila persone. La popolazione stabile dentro il reticolato oscillava dalle 2.500 alle 2000 persone, un piccolo comune dentro il capoluogo della Marca, eppure nessuno ne ha mai parlato per diverso tempo, e nessuno pare ricordare nulla. “Come mai”? è la domanda che si pone la ricercatrice.
Ponti di amicizia – La vita dopo la Shoah è il titolo della conferenza tenutasi a Treviso nella Sala Verde di Palazzo Rinaldi il 19 gennaio scorso. Tra i numerosi relatori, anche troppi a parere dello scrivente, v’erano sorprendentemente due marocchini, Fathia Rouissam e Abdallah Kharzaji. L’episodio storico che ha dato spunto all’incontro vede protagonista il Re marocchino Mohammed V che negli anni ’40 governava un territorio influenzato dalla Francia, Francia che vene invasa dai nazisti e che vide nascere la Repubblica di Vichy dove Henri Philippe Omer Pétain faceva quel che volevano i tedeschi. In questo contesto si deve comprendere che cosa significasse la richiesta da parte del politico francese al sultano marocchino di consegnare i nomi dei sudditi ebrei presenti nel suo territorio. L’idea era chiara, da quella lista si sarebbe avviato il processo di deportazione verso i campi di lavoro e di sterminio. La replica del regnante islamico fu “In Marocco non ci sono sudditi ebrei, ma soltanto sudditi marocchini” e quella lista non venne mai consegnata nonostante le ripetute pressioni dei filonazisti francesi. (rif. 1)
A palazzo Rovarella, in centro Rovigo, termina il prossimo 21 gennaio la mostra sulle Secessioni europee – l’onda della modernità (rif. 1), movimenti artistici che cercarono di rinnovare il mondo dell’arte e della Pittura soprattutto nel centro Europa agli inizi del XX secolo. Ho ritenuto veramente interessante l’esposizione che rappresenta un’idea di arte assai differente rispetto a quella più conosciuta dell’impressionismo; in particolare sono rimasto felicemente sorpreso da ciò che, a mio avviso, risulta protagonista della mostra, la rappresentazione della donna. Sono molte le immagini, dipinti e disegni, dove protagonista è il gentil sesso, definizione in questo caso, particolarmente erronea. La mia percezione, girovagando per la mostra, è di una figura, quella della donna, dove più che la gentilezza emerge l’idea di una donna forte. Forte della sua eleganza, forte della sua sensualità, elemento che emerge in molti lavori esposti, forte del suo fascino, forte del mistero di cui è espressione. Quest’ultimo aspetto caratterizza soprattutto l’arte cecoslovacca, dove non mancano riferimenti esoterici che sono trattati con forza.
A Treviso il 23 dicembre alle h 21,00, presso l’elegante auditorium dell’Istituto Stefanini la compagnia artistica Artescalza proporrà lo spettacolo teatrale Hands off (giù le mani).
I testi sono scritti da Claudia Rossetti e Stefano Bergamin*, l’opera che verrà presentata da Carla Povellato vede anche la collaborazione dello storico gruppo Amissi de la poesia - el Sil. Per saperne di più intervisto Evelyn Tognazzi, una delle colonne portanti della compagnia artistica. “Si tratta di una performance che nasce per manifestare contro la violenza sui minori, stanchi di apprendere inermi, quasi quotidianamente, attraverso le notizie dei TG, di episodi di violenza che vedono il mondo dell'infanzia protagonista innocente. Il messaggio che Artescalza vuole trasmettere non è di pace, bensì funge come monito per sensibilizzare le persone comuni e far loro comprendere che talvolta capita di scivolare in episodi di violenza. Noi vorremmo che il pubblico che assisterà allo spettacolo ritorni nella sua abitazione con la coscienza che esiste un modo per fermarsi prima di cedere al gesto violento e consiste nell’ascoltare la piccola creatura con la quale stiamo interagendo. Gesti come il gioco, la danza, sono meravigliosi perché oltre ad arricchire il bimbo infondono anche nell'adulto un senso di benessere per aver creato un momento felice che il bimbo si porterà con se per il resto della vita, garantendogli un futuro migliore e sereno. Si tratta quindi di una sorta di monito per un risveglio consapevole della coscienza dell'adulto verso il mondo dell'infanzia”.
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