
Sabato primo settembre 2018 si è aperta l’ottava rassegna di Arte Contemporanea a Ca dei Carraresi. (rif. 1). A presentare l’evento organizzato da Artika, con la collaborazione della Fondazione Cassamarca, ed altri partner tra cui cito Il Comune di Treviso e LAB13, è stato il curatore Daniel Buso. La sala era piena con gente che è rimasta fuori, ad evidenziare come questo progetto sia seguito con buon interesse dal pubblico favorito dall’entrata gratuita ed aiutato dalle visite guidate che si tengono ogni giorno alle ore 16 (lunedì escluso). Tali visite sono quanto mai opportune, a parere dello scrivente, per orientarsi tra la vastità dei scenari prospettati e il gran numero di artisti, 82 per l’esattezza, che sono stati proposti nelle 17 sale del museo per un totale di duecento opere.
Dal 8 Giugno al 5 Agosto Treviso espone la mostra antologica di Gianni Ambrogio. Le sedi dell’esposizione sono il Museo Luigi Bailo e Casa Robegan, l’entrata è gratuita (io però ho verificato solo l’esposizione di casa Robegan). Treviso concede il palcoscenico ad un artista che ha attraversato tutto il secolo scorso, (nato nel 1928 da famiglia di origine calabresi e deceduto nel 2016 a Carità di Villorba -TV). E’ un artista poliedrico Ambrogio che si è cimentato in più espressioni artistiche, pittore, incisore, scultore, restauratore di affreschi, fumettista...
Una delle lettrici di Qzone, Svetlana Studenkova, ha letto l’articolo Feed us di Nicolo Panzieri (rif. 1) e ha posto una domanda tanto semplice quanto ficcante: “E dov’è la poesia”? L’articolo accennava al lavoro di questo artista contemporaneo esponente a Fotografia Europea 2018 (RE) il tema della rassegna era Rivoluzioni, Ribellioni, Cambiamenti, Utopie. L’artista proponeva alcune informazioni sul tema del cibo Made in Italy, spiegando come, ad esempio 20 galline ovaiole sono stipate in un metro quadro e per evitare che si combattono l’una con l’altra vengono loro ridimensionati i becchi (e probabilmente imbottite di sostanze farmaceutiche atte a tranquillizzarle);
Il giorno 17 giugno terminerà la tredicesima edizione di Fotografia Europea a Reggio nell’Emilia. Il tema proposto dagli organizzatori è Rivoluzioni, ribellioni, cambiamenti, utopie, in coincidenza con il cinquantesimo del 68’. Qzone ritiene di chiudere le relazioni proposte ai suoi lettori con il lavoro che più ha centrato il segno, a giudizio dello scrivente, Charlie surfs on Lotus Flowers di Simone Sapienza. Il sessantotto e l’idea di rivoluzione è stato rappresentato più di ogni altro fenomeno sociale dalla guerra in Vietnam.
In via Secchi si può riflettere sul lavoro di Nicolò Panzeri, a titolo Feed us. E’ uno dei lavori, a mio avviso che meglio esprime l’idea di fotografia contemporanea, almeno per come me la spiegò Francesco Jodice: qui il fotografo più che fotografia fa informazione e lancia stimoli. Insomma, usa anche la fotografia per innescare delle riflessioni nel fruitore. Feed us ha come protagonista il cibo, e le foto esposte estrapolate dalle informazioni sono poca cosa, (ad essere gentili).
Uno spazio nella rassegna Fotografia Europea di Reggio Emilia viene sempre assegnato ai giovani, così è pure quest’anno. Nella presentazione del tutor, Davide Tranchina, aprente la sala dove i vari giovani propongono le loro opere (lo spazio è sito in Via Secchi, 11) viene spiegato come la fotografia abbia subito negli ultimi anni una rivoluzione, diventando “un linguaggio ibrido”, che sconfina su altri campi. Il termine image, (immagine) sostituisce picture (fotografia). Questo scrive Tranchina.
Fotografia Europea ha ritenuto opportuno dedicare un importante spazio all’Iran assegnando agli artisti medio orientali i Chiostri di San Domenico (via Dante Alighieri, 11). L’ex Persia è un paese che di cambiamenti ne ha subiti parecchi, e nella prima sala vi è un interessante percorso cronologico dove associate a delle immagini vi sono da un lato il numero di abitanti di Teheran, e dall’altro alcuni episodi storici ritenuti significativi. A memoria ricordo la scoperta delle ricchezze petrolifere, l’interferenza straniera, come il tentativo di colpo di Stato da parte della C.I.A. (rif. 1 ) ai danni di Mohammad Mosadeq, il capo di stato che aveva deciso di nazionalizzare tutte le aziende estrattive del suo paese nell’interesse del suo Popolo. L’Iran ha subito nell’ultimo secolo numerosi cambiamenti, passando da realtà dove le donne erano all’avanguardia nel campo dell’emancipazione, a un ritorno dei principi religiosi. Qual è la situazione oggi?
Lo Spazio Gerra (Piazza XXV aprile) è una tappa che non va persa per chi pensa di visitare Fotografia Europea 2018. L’edificio ha come tema il fotoromanzo. L'argomento della rassegna emiliana, Rivoluzioni, ribellioni, cambiamenti utopie, può sembrare c’entrare poco con le storie a metà tra il fumetto e la fotografia, ma non è così, ed è merito di Innovazione Cultura e Società darne evidenza (gli organizzatori dell’esposizione che rispondono al nome di Stefania Carretti, Lorenzo Immovilli, Elisa Savignano). Come il fotoromanzo s’inserisce in un tema come quello proposto? S’inserisce in vari modi.
L’imprenditore palestinese Bashar al Masri ha deciso di fondare una città dove i suoi compatrioti, stanchi di piangersi addosso, lascino alle spalle il passato e vivano in una dimensione moderna, elegante, volendo usare una parola forte, felici. Rawabi è il nome di questa città destinata alla classe media palestinese. Il progetto una volta terminato, prevede l’insediamento a Rawabi di 25/40.000 persone.
La rassegna di Reggio nell’Emilia, Fotografia Europea propone sempre le ricerche più innovative in campo fotografico, ma, sinora, non ha mai mancato di aprire almeno una finestra nel passato, proponendo una fotografia che definisco tradizionale, con nomi o rassegne di tutto rispetto. La figura di riferimento in tal senso, per il 2018, è Joel Meyerowitz che propone a Palazzo da Mosto (via Mari 7) 120 scatti a titolo Transitions, 1962 - 1981. I generi fotografici esposti spaziano su molti campi della fotografia, si va dal reportage, nel documentario in lingua inglese proposto in una delle sale, vi è la sua testimonianza fotografica (e le sue impressioni verbali) sul crollo delle Torri Gemelle dell’11 settembre, al ritratto. Si va dalle foto paesaggistiche che ricordano Luigi Ghirri o Gabriele Basilico, giusto per rifarci a nomi italiani, alla street photography.
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