
Il film che sto per recensire ha come titolo originario Las verdes vacaciones de una familia bien, trattandosi di una produzione italo spagnola. Il regista è il romano Mario Siciliano mentre il soggetto del film è opera del madrileno Eduardo Manzanos Brochero; quanto alla sceneggiatura i responsabili sono il regista e José María Cunillés. Il titolo con cui il film è uscito in italia nel 1980 è Erotic Family. Parlare della trama mi pare assurdo, fondamentalmente questa produzione ne è priva, così come i dialoghi lasciano molto a desiderare; la storia ruota attorno ad una famiglia dove tutte le donne che compaiono finiscono per spogliarsi.
A Palazzo Sarcinelli, (Conegliano - TV) erano esposte sino al 22 settembre le opere dei fotografi di Inquadra che quest’anno, sotto la cura di Andrea Armellin, han affrontato il tema del caffè?!?! Qualcuno come Marco Zangrando nel suo Sguardi, colori, caffè, ha dato un taglio di reportage, andando a cogliere nel Nord dell’India varie situazioni della popolazione riconducibili al consumo di questa bevanda, Andrea Armellin pure ha svolto un lavoro riconducibile al reportage, documentando nel suo Caffettin? alcuni momenti di un piccolo produttore di caffè che ne cura oltre che la torrefazione, molti altri aspetti che portano alla degustazione della bevanda servita in tazza all'interno del suo locale, andando a cercare anche l’acqua più idonea per un prodotto di
Questo articolo prende spunto da una notizia apparsa su facebook, che vede come protagonista il cestista americano Charlie Yelverton, (rif. 1 - New York, 5 dicembre 1948). Partiamo da lontano (rif. 1): Esiodo – Le opere e i giorni – VIII sec. a.C.) : “Non nutro più alcuna speranza per il futuro del nostro popolo, se deve dipendere dalla gioventù superficiale d’oggi, perché questa gioventù è senza dubbio insopportabile, irriguardosa e saputa. Quando ero ancora giovane mi sono state
Travolti da un insolito destino nell'azzurro mare d'agosto è un film del 1974 scritto, sceneggiato e diretto e da Lina Wertmüller. Dico subito che quella che sto per recensire è un'opera d’arte molto complessa, questo implica che le mie riflessioni non saranno brevi e potrebbero non essere condivise. Non pretendono di proporre una verità assoluta, quanto implementare le possibili chiavi di lettura di questo capolavoro del politicamente scorretto, che proprio per questa ragione, nell’epoca del politicamente corretto, merita di essere rivisto, risultando estremamente stimolante. D’altra parte l’opera d’arte di livello ha questa caratteristica: sa attraversare i tempi mantenendo un messaggio valido, interessante, affatto scalfito dai cambiamenti generati dal tempo.
Karl Marx voleva cambiare il mondo perché ingiusto. Osservava il risultato della rivoluzione industriale nel paese più evoluto al mondo, l’Inghilterra, e vedeva moltissime persone alienate (rif. 1) e una sparuta fetta di persone, i capitalisti, che diventavano via via sempre più ricchi. Egli si interrogò su come mai v’erano persone che diventavano sempre più ricche in un mondo, quello del libero mercato, (rif. 2) che avrebbe dovuto premiare tutti solo in base ai propri meriti. Qualcosa andava rivisto e iniziò a concepire il concetto di plusvalore per spiegare questa disparità.
1975: Spinto dal successo del precedente anno de La nipote, (rif. 1) Nello Rossati abbandona Giacomo Gramegna che ne era stato realizzatore del soggetto e sceneggiatore per mettersi lui in prima persona e scrive sia il soggetto che la sceneggiatura di questo film a titolo L’infermiera, (rif. 2) coadiuvato in ambedue i processi da Claudia Florio, Roberto Gianviti e Paolo Vidali. E’ interessante constatare che nel frattempo il Gramegna è impegnato nello scrivere soggetto e sceneggiatura de L’ingenua (rif. 2) una pellicola a cui farò riferimento durante questa recensione perché, al pari di questa, è figlia del successo de La nipote.
Sto facendo un lavoro che mi rimanda alle origini dell’umanità, quando l’Homo Sapiens era un cacciatore; sto anche per redigere un articolo che tratta della poesia. Ambedue questi argomenti rimandano al tema del mito (dal greco antico mỳthos: ovvero "parola, racconto"), forse per questi pensieri che si intrecciano nella mente, dal profondo della stessa è affiorata una storia che avevo dimenticato, e che ben si presta per spiegare le caratteristiche del mito. Senza perder altro tempo procedo con il racconto per poi ritagliarmi lo spazio per i commenti e le spiegazioni.
Sino al 29 Settembre 2024 presso Palazzo Tadea è fruibile gratuitamente (tranne il lunedì che rimane chiuso) una mostra fotografica a tema “il ciclismo”. Le firme che propongono gli scatti sono della nota agenzia Magnum e tra essi spicca Robert Capa che nel 1939, poco prima che iniziasse il secondo conflitto mondiale, coglie alcuni aspetti del Tour de France. L’occhio del grande reporter non si focalizza tanto sui corridori nel mentre del loro gesto sportivo, almeno a giudicare dagli scatti esposti, quanto da chi è attirato dalla corsa che divenda di fatto un grande evento sociale. In una didascalia è spiegato chi all'interno d
La RAI propone una trilogia di donne interpretate da Sabrina Ferilli, i titoli delle differenti puntate sono Angela, Matilde e Lucia; quella che andrò a recensire è la puntata che vede protagonista Matilde. Regista di questo lavoro è il romano Luca Manfredi e la sceneggiatura è di Laura Toscano e Franco Marotta.
La Trama
Alla fine della seconda guerra mondiale in Italia si vive un periodo difficile, dove oltre ai drammi e alla miseria provocate dalla guerra si assiste ad un ribaltamento della società: quasi tutti i cittadini ne vengono coinvolti e Matilde (interpretata da Sabrina Ferilli) è anch'essa costretta a trovare nuovi equilibri in un mondo che ha cancellato le vecchie certezze. Matilde durante l’occupazione nazista era la donna di un gerarca tedesco, ma le viccisitudini belliche han portato il teutonico a sparire dall’oggi al domani, abbandonando l’avvenente donna e privandola del suo mantello protettivo oltre che
Nuestra historia comienza donde comienza la Historia. Los persas conquistaron a los medos y heredaron su cultura, quienes habían conquistado a los asirios y heredaron su cultura. Poco antes, los persas eran un pueblo nómada que vivía en ciudades de tiendas de campaña con techos de arcilla en la región donde hoy se encuentra una de las ciudades más turísticas de Irán, Shiraz. Giro del destino, ahí comenzó mi viaje. Ciro el Grande entró en la capital de los medos en el siglo VI a. C., pero no quería destruir ni saquear: quería aprender. La contaminación, palabra que hoy da miedo, fue completa: los
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